School of Rock: Palma, un secondo Dewey Finn che inculca l’arte della vita, il teatro.

Un momento di forte inclusività

È la chiusura della stagione 2017-2018, con il musical “School of Rock”: il risultato di laboratori gratuiti di canto, recitazione e ballo, dopo un percorso molto articolato ed impegnativo per l’Accademia di Santa Sofia di Benevento, in collaborazione con il Liceo Artistico “Virgilio” ed il Centro Studi Carmen Castiello. Un vero e proprio punto di riferimento per la formazione giovanile di due quartieri popolari sanniti, quali, Santa Maria degli Angeli e Rione Libertà, con situazioni di disagio. Ha contribuito alla realizzazione dell’ambizioso progetto una nutrita squadra di professionisti. L’adattamento e la regia hanno la firma di Pier Paolo Palma; all’allestimento e alla preparazione musicale, Carla Gentile e Marcella Parziale; alle coreografie, Giselle Marucci e Ilaria Mandato; alle scene, Georgia de’ Conno e Francesca Palatella; ancora, alla collaborazione musicale, Giuseppe Telaro e al coordinamento logistico, Pietro Cammarota.

I protagonisti assoluti sono i ragazzi, che hanno dato prova di quanto l’impegno possa rendere costruttivo un tempo anche esiguo, come i loro brevi mesi insieme: Marika Parcesepe, Maria Scognamiglio, Mario Martino, Anna D’Alessandro, Bianca Izzo, Jonathan Nappi, Marco Petito, Fatima Piscopo, Stefano Bonavita, Francesco Pio Pepe, Chiara De Chiara, Ilaria Di Paola, Elvira Mercurio, Sarah Mercurio, Annalaura Palmieri, Benedetta Ricciardi, Miriana Viele, Antonio Di Pasqua, Giada Lepore, Michela Masella, Vincenzo Franzese, Fabio Zimbardi, Francesca Coduti, Giuliana Goglia, Nadia Cioffi e Stefania Pastore.

«Un segmento importantissimo e fondamentale, questo: il Centro Polifunzionale ha svolto una funzione sociale di altissimo livello, divenendo uno spazio di aggregazione forte in un periodo in cui è difficile trovarne di utili e di validi, che sappiano rispondere ai bisogni reali dei giovani- in cui si sono cimentati in uno spettacolo bellissimo, difficile, impegnativo, importante, ma con disinvoltura e piacere di esserci. È stato un momento di grande formazione e forte inclusività. Un percorso di cultura che ha dato alla città di Benevento uno spessore maggiore».

Ad introdurre lo spettacolo le parole di qualcuno che di ragazzi- ed in particolar modo di studenti- se ne intende, quale, la Dirigente Scolastica Buonauguro, parte integrante del progetto.

School of Rock, dalla celebre commedia musicale di Richard Linklater e Mike White del 2003, è un’attualissima storia d’amore appassionato per il rock.  Protagonista è lo squattrinato musicista Dewey Finn, che a stento riesce a reggere la sproporzione tra il sogno e la stoffa da divo e la difficoltà materiale a pagare l’affitto ogni mese. Di qui, intercettando una proposta di lavoro come supplente di una delle più ricche scuole della città- destinata, in realtà, al suo coinquilino, Ned Schneebly– non esita ad accettarla. Nei primi giorni di scuola, sotto falsa identità, si lascia trascinare dall’apatia e dalla pigrizia, rivelando una forte noncuranza delle regole, quelle stesse alle quali i suoi studenti sono, invece, così ossequiosamente sottomessi. Viene, infatti, rimproverato spesso dai ragazzi, in una rocambolesca inversione dei ruoli, dalla quale scaturisce la grandissima ironia di cui è sottilmente imbevuto l’intero musical. Ben presto, tuttavia, ne scopre, invece, lo straordinario talento e decide, così, in un’illuminazione improvvisa, di incanalarlo verso il rock, sconosciuto a quella scuola, unicamente dedita alla compostezza della musica classica. Dapprima, i ragazzi oppongono una certa resistenza, poi, il miracolo: si appassionano e, nel momento in cui i genitori iniziano a mettere in discussione la figura del supplente e i suoi metodi didattici, inizia una strenua difesa da parte di tutti gli studenti. Il progetto di Dewey Finn è piuttosto ambizioso: vorrebbe fondare una rock-band e presentarsi con i suoi ragazzi ad una competizione musicale che ha in palio un ricco premio, ma a sconvolgere i suoi piani è l’odiosa ragazza del suo coinquilino, Ned Schneebly, la quale, scoperto il segreto di Dewey Finn, chiama la scuola e lo fa sospendere. I ragazzi, tuttavia, appassionati, non dimenticano il giorno della competizione musicale, e nonostante la contrarietà dei genitori, si recano, personalmente a casa di Dewey Finn e lo prelevano quasi con la forza, pur di esibirsi. La competizione viene vinta dalla vecchia band del supplente sospeso, ma i genitori degli studenti, fortemente colpiti dalla performance dei figli, ne chiedono il bis.

Infine, dopo l’esibizione si ritorna a scuola e Dewey Finn viene assunto come insegnante di musica Rock nel doposcuola.

Un’originalissima e toccante riscrittura quella di Pier Paolo Palma, che ispirandosi al suddetto musical ha dovuto riadattarlo alle esigenze dei suoi ragazzi del Centro Polifunzionale, quasi come un secondo Dewey Finn, che, però, non si è limitato al rock, che è ribellione, rivoluzione e contestazione, ma ha inculcato nei suoi studenti qualcosa di ben più complesso, l’arte della vita: il teatro.

Una storia da lui straordinariamente riattualizzata e ricontestualizzata, in tempi non sospetti: nell’era in cui la maggior parte dei giovani ripongono in un cassetto sogni ed aspirazioni frantumati dalla realtà, e spinti dalla necessità di un guadagno e dall’esigenza di un’autonomia anche e soprattutto economica, si gettano nel mondo della scuola e tentano la tanto disprezzata carta dell’insegnamento. Un mestiere difficile, una vera e propria missione che non può riuscire senza una vocazione. È una selezione naturale. Il protagonista- da Pier Paolo ingentilito al genere femminile (ed interpretato dalla bravissima Maria Scognamiglio) – esprime a pieno il disagio di un giovane supplente che per la prima volta si ritrova in classe, dietro una cattedra, a dover, improvvisamente, render conto ad una platea molto numerosa, che lo osserva, lo valuta ed, inevitabilmente, lo giudica.

I ragazzi son, infatti, dei giudici quanto mai critici, severi ed attenti, ma nello stesso tempo, molto acuti, e sanno riconoscere prima e meglio di chiunque altro il talento. È questa loro straordinaria qualità a salvare il protagonista, che ai loro occhi acquista tutto ad un tratto stima e credibilità, rivestendosi di un’aura magica. Quando ciò accade in scena, riesce a far vibrare delle corde in profondità, tra il pubblico: sarà la bravura di Pier Paolo a costruire dialoghi profondi, ma smorzati da una sottile ironia, la sua fantasia fatta di attenzione ai dettagli e piccole trovate geniali (come la studentessa impegnata col progetto sulle lingue orientali che ha suscitato grande ilarità tra il pubblico); sarà la creatività di Giselle con coreografie coerenti alle logiche della trama ed in grado di esprimere al meglio le passioni più forti dei protagonisti, al culmine della loro esplosione; sarà, anche e soprattutto, la bravura dei ragazzi stessi, che hanno dato voce, corpo ed interpretazione all’idea di una scuola davvero trasversale e multifunzionale, regalando emozioni con la loro passione.


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