Gestione Rom, dalle parole di Salvini ai fatti di Virginia Raggi.

Di Maio aggiunge "bisogna censire i Raccomandati" e Di Stefano spiega nel dettaglio i numeri del fenomeno ROM.

In Italia, ormai, si vivono settimane nelle quali l’unico  argomento di discussione pare essere l’Immigrazione, la gestione dei flussi migratori e ultimo ma non per importanza la condizione delle migliaia di ROM che vivono nel nostro paese. Manna dal cielo per il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ogni giorno vede crescere la  popolarità e il consenso intorno alla sua figura. Cavalcando l’onda della visibilità getta le basi per allargare ulteriormente il suo bacino di voti. Solo ieri, infatti, lanciò la proposta di una “rottamazione bis” delle cartelle esattoriali. Furbo. Molto furbo. Intanto, mentre il leader della Lega spicca il volo grazie alla sua modalità “campagna elettorale permanente”, il collega dell’altra faccia del Governo, Luigi Di Maio, spinge sul “decreto dignità” dopo l’incontro con le rappresentanze delle aziende della Gig Economy. Non solo, Luigi Di Maio, in risposta alle critiche velate e non rivolte al Governo circa la questione “censimento Rom”, risponde che se di censimenti bisogna parlare saranno quelli svolti sui “raccomandati” della Pubblica Amministrazione. Il pavimento sotto i piedi di qualcuno ha cominciato a tremare. Risposte al tema “Rom” non tardano ad arrivare anche da altri rappresentanti del Governo, come il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano, il quale dal suo profilo ufficiale Facebook, dichiara: “La questione dei campi ROM ha due evidenti problemi di base, l’ipocrisia e l’ignoranza. Chi parla di espulsioni in base all’etnia non conosce la nostra costituzione tanto meno il diritto internazionale. Chi critica la volontà di rivedere la gestione dei campi, invece, è complice del loro stato attuale e dell’insicurezza delle nostre città” dunque, un colpo al cerchio e una alla botte, continuando poi “Detto ciò, è bene parlare di numeri concreti ed evidenze. In Italia ci sono tra le 110 mila e le 170 mila persone che si identificano come rom, sinti o caminanti di cui circa 70 mila di nazionalità italiana. Gli altri provengono quasi tutti dall’Europa dell’est quindi, essendo comunitari, non si possono espellere (tra l’altro sono stanziali da decenni se non secoli quindi non avrebbe senso).Tra questi ci sono poi circa 3000 apolidi de facto perché il Paese di loro provenienza non esiste più (ex jugoslavi ad esempio) quindi sotto protezione speciale come categoria vulnerabile. Questi dati ci dicono una cosa sostanziale: i rom, sinti e caminanti sul nostro Paese devono essere gestiti.” , in quanto il metodo di gestione utilizzato fino ad oggi è risultato più che fallimentare, poiché “In Italia ci sono oltre 26 mila rom che vivono nelle cosiddette “aree all’aperto”, delle baraccopoli con condizioni abitative emergenziali, livelli sanitari da terzo mondo ed esclusione sociale di ogni genere”  e “queste condizioni miserabili sono state attuate a garantite da chi ha governato fino ad ora e anche per questo occorre, oggi, cambiare direzione velocemente con l’obbiettivo di eliminare il problema sicurezza dalle nostre città e garantire una vita dignitosa a tutti coloro che hanno diritto a stare sul nostro territorio, specialmente nell’interesse dei minori che oggi non hanno altro futuro e destino che l’accattonaggio e la micro-criminalità.”  In perfetta sintonia con la linea governativa  anche il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, che proprio pochi minuti fa esordisce dal suo profilo ufficiale pubblicizzando un intervento di sgombero e messa in sicurezza di uno dei tanti campi ROM non a norma della Capitale, sito nel XV Municipio, in via Tenuta Piccirilli. La Raggi dichiara “Si tratta di un luogo, come tutti i campi rom, egemonizzato da ghettizzazione e illegalità. Realtà di questo genere non devono e non possono più esistere: rappresentano una negazione dei diritti per chi le abita e generano danni per i cittadini che vivono nelle zone limitrofe. Gli operatori sociali di Roma Capitale hanno lavorato ogni giorno, con impegno certosino, per illustrare ai residenti le misure ideate appositamente per il Camping River: estensione da due a tre anni della durata delle misure di sostegno, possibilità di pagamento diretto del canone di locazione ai proprietari da parte della Pubblica amministrazione, ospitalità in famiglia presso terzi privati, attività di auto recupero, contributi per il rientro volontario assistito nel Paese d’origine, facilitazioni per l’iscrizione anagrafica dei cittadini comunitari. Tuttavia, la maggior parte di coloro che abitano presso il Camping River ha rifiutato le proposte, scegliendo di restare abusivamente presso l’area e di occupare senza titolo i moduli abitativi di proprietà comunale, forse nella speranza che anche stavolta l’Amministrazione avrebbe stabilito l’ennesima proroga e che tutto sarebbe rimasto sempre immutato e immutabile. Ora non ci sono più alternative: bisogna liberare l’area.” tenendo poi a precisare che “Non si è trattato di una decisione calata improvvisamente dall’alto né di carattere emergenziale: è l’approdo di un percorso condiviso e lungo quasi un anno.”  Che la musica sia realmente cambiata in Italia? Staremo a vedere.


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