Dazi, i contraccolpi della politica di Trump: crollo delle borse e Harley Davidson fuori dagli USA

La guerra commerciale scatenata dal Presidente Trump mostra i primi effetti negativi: crollo delle borse di Milano e Wall Street; il tycoon deluso dalla decisione dell’azienda di motociclette: «sorpreso che si arrendano»

In principio furono i dazi alla Cina, annunciati lo scorso marzo dal Presidente Trump durante un discorso alla Casa Bianca: giusti, se si considera che la Cina segue regole commerciali scritte tra il 1999 e il 2001, quando il Paese era un’economia del Terzo mondo; poi, quelli indiscriminati verso partner degli Stati Uniti come Unione europea, Canada e Messico. Il Presidente aveva dunque chiesto alla Cina di ridurre immediatamente il surplus di 100 miliardi di dollari, accusando il Paese di praticare in modo sistematico furto di proprietà intellettuale e arrivando a colpire con le nuove tariffe oltre 1300 importazioni specifiche. Il 1° giugno, poi, l’amministrazione USA aveva imposto dazi verso Canada, Messico e Unione europea su acciaio e alluminio, rispettivamente del 25 e 10 per cento: immediata la risposta di Angela Merkel che aveva definito le nuove tariffe «illegali», così come del Presidente francese Macron che aveva telefonato alla Casa Bianca per annunciare la reazione europea. Dall’Europa, infatti, la ritorsione giungerà su prodotti made in USA come Harley Davidson, Levi’s e bourbon per un valore di 218 miliardi di dollari. Gli scontri erano continuati al G7 dell’8 e 9 giugno in Canada, che il Presidente Trump aveva lasciato in anticipo rispetto al programma dopo essere stato assediato dai partner commerciali europei per un ripensamento della sua politica protezionistica.

Ed ecco allora che Harley Davidson, una delle aziende più colpite dalle ritorsioni alla politica di Trump, annuncia per prima lo spostamento di una parte della produzione in Europa: la produzione delle motociclette destinata al Vecchio continente potrebbe avvenire direttamente sul posto, probabilmente con un nuovo stabilimento in Repubblica Ceca.  La decisione, annuncia l’azienda di Milwaukee, è necessaria per evitare l’aumento di oltre 2000 dollari sul costo di ogni motocicletta in seguito alla prossima imposizione di dazi tra il 6 e il 21 per cento. Il mercato europeo risulta di fondamentale importanza per l’azienda americana: le entrate generate dalle vendite in Europa sono seconde solo a quelle degli Stati Uniti, ma la società annuncia che per completare lo spostamento previsto occorreranno dai 9 ai 18 mesi. Dura la reazione del Presidente Trump che si dice sorpreso dalla decisione dell’azienda e attacca tramite Twitter: «Ho lottato duramente per loro e non pagheranno le tariffe vendendo in UE, che ci ha colpito duramente sul commercio».

Nella giornata di ieri, poi, la minaccia USA di imporre nuove misure contro la Cina, in particolare con restrizioni agli investimenti cinesi in aziende tecnologiche americane. Il Segretario del Tesoro Steve Mnuchin ha precisato tramite Twitter che si tratta di una misura rivolta non solo contro la Cina, ma «verso tutti i Paesi che stanno cercando di rubare la nostra tecnologia». È bastato questo – oltre alle minacce di introdurre dazi sulle auto prodotte in Europa – a deprimere i mercati internazionali: il Nasdaq  ha chiuso in calo di oltre il 2%, il Dow Jones è sceso dell’1,3%, e così Milano e Francoforte che hanno chiuso a meno 2,4%.


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