USA, giudice Kennedy lascia la Corte Suprema: la scelta di Trump può modificarne gli equilibri per anni

Con le dimissioni di Anthony Kennedy il Presidente Trump potrà nominare un secondo giudice in un anno e mezzo di presidenza. Secondo il New York Times la scelta influenzerà il corso della giustizia americana dei prossimi decenni

Il giudice Anthony Kennedy, 81 anni, ha inviato al Presidente Trump una lettera di dimissioni ponendo fine a 30 anni di servizio presso la Corte Suprema degli Stati Uniti, il massimo organismo della giustizia americana. È questa, secondo molti, l’opportunità più grande per il Presidente sin dal suo insediamento: Clinton, Bush e Obama avevano nominato due giudici in otto anni di presidenza, cosa che Trump potrà fare in meno di due anni. L’attuale equilibrio della Corte sarà senza dubbio smantellato: oggi quattro dei giudici sono stati nominati da presidenti democratici (Neil Gorsuch, Clarence Thomas, John Roberts e Samuel Alito) e quattro da presidenti repubblicani (Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Elena Kagan e Sonia Sotomayor), mentre Anthony Kennedy – il nono –, conservatore moderato, era considerato spesso l’ago della bilancia nelle decisioni. Nonostante la sua propensione ai valori repubblicani, infatti, aveva votato a favore della legalizzazione dei matrimoni per persone dello stesso sesso nel 2015 e aveva evitato di rovesciare la sentenza sull’aborto quando ne ha avuto l’occasione; al contrario, aveva agito da perfetto conservatore nel 2008 sulla difesa del Secondo Emendamento della Costituzione che permette ai cittadini di possedere armi da fuoco. Il giudice Kennedy era stato nominato dal Presidente Reagan nel 1988.

Il Presidente Trump aveva già avuto modo di sostituire il giudice iperconservatore Antonin Scalia, morto negli ultimi mesi di mandato di Obama, che aveva tentato di sostituirlo con Merrick Garland ma era incorso nell’ostruzionismo da parte del Senato a maggioranza repubblicana. La scelta del nuovo Presidente era ricaduta su Neil Gorsuch, conservatore, schierato con Trump su temi come immigrazione e aborto. Gorsuch, solo 50enne, ha davanti –  salvo inconvenienti o dimissioni – ancora decenni di decisioni sugli aspetti più importanti della vita politica americana. Al contrario, i due giudici più anziani della Corte sono Ginsburg e Breyer – 85 e 80 anni – entrambi nominati da Presidenti democratici e per ovvie ragioni più vicini al pensionamento. La scelta di Trump, dunque, potrebbe modificare in maniera considerevole gli equilibri della Corte Suprema in senso conservatore per molti anni. È bene notare che la politica americana è molto spesso indirizzata proprio dalle scelte della Corte, che ha la possibilità di decidere sulle materie più delicate per il Paese. La scelta di un giudice, dunque, non è solo una scelta politica in senso stretto: un giudice rappresenta una visione degli Stati Uniti e del mondo e la sua prospettiva può modificare per molti anni l’andamento della nazione. Fu la Corte di Warren (1953-1969), ad esempio, ad affermare i diritti civili per gli afroamericani, in particolare durante la presidenza Johnson, così come quella di Taney (1836-1864), nel secolo precedente, aveva indirizzato con i propri argomenti il Paese alla Guerra civile.

La scelta di Trump, quindi, non mancherà di trovare l’opposizione dei Democratici, che tenteranno di far slittare la decisione dopo le elezioni di mid-term di novembre con le quali potrebbero riprendere il controllo del Senato. La scelta del giudice, infatti, deve essere confermata dal Senato, che oggi è per un soffio a maggioranza repubblicana: 51 contro 49, ma John McCain è stato quasi sempre assente dall’inizio dell’anno per motivi di salute e basterebbe quindi una sola defezione tra i repubblicani per far saltare la nomina proveniente dalla Casa Bianca. Tra le possibili scelte del Presidente Trump, William Pryor, giudice della Corte d’Appello dell’Alabama e Thomas Hardiman, 52enne di Pittsburgh, che aveva sfiorato la nomina a giudice della Corte Suprema già in sostituzione di Scalia lo scorso anno.


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