Una FAVOLA macabra: i significati nascosti del nuovo film di Filippo Timi

Il nuovo film di Filippo Timi invita a riflettere attraverso dei significati nascosti

La pellicola si divide in due parti: la parte della favola appunto, e la parte di realtà in cui scopriamo che la protagonista soffre di disforia di genere: è una donna in un corpo maschile rinchiusa in una clinica. Ovviamente non è incinta, e colei che aspetta un bambino e in realtà quella che donna presentata come la sua migliore amica, Emerald.

La prima parte del film era quindi un sogno. Gli aspetti reali erano piuttosto romanzati. L’unica parte vera era quella riguardante l’amore tra le due donne. Se la prima scena era colorata, dai toni sgargianti,  E la protagonista riusciva ad avere il controllo; nella seconda parte tutto è estremamente grigio e cupo.  La protagonista non ha più potere

Il passaggio tra le due parti è brusco, fa quasi male allo spettatore vederlo, come una violenza,  la stessa forza intensa che l’ha costretta ad essere rinchiusa.

Nella parte favolistica c’erano tutti i segnali:  innanzitutto dalla televisione provenivano perennemente immagini lugubre di elettroshock e lobotomie; tutte pratiche che negli anni ‘50 in cui è ambientato il film,  si era convinti  che potessero curare omosessualità, bisessualità e disforia di genere.

I tre gemelli che continuano a dare pillole alla protagonista  sono solo la cornice dei due personaggi chiave: la madre e il fantomatico Stan.  Mother sembra essere fissata con Stan e lo nomina in continuazione.  Ad ogni compleanno gli fa sempre lo stesso regalo: una cravatta, ma l’oggetto viene sempre porto alla giovane donna. Lo spettatore fatica a capire che non si riferisca al marito, ma al figlio mai nato che non riesce a lasciar andare, ovvero Mrs Fairytale.

Il personaggio della madre propone una soluzione in linea con quella che avrebbe proposto qualsiasi madre dell’epoca: fingere.  Infatti sottolinea che se lei fosse stata capace di reprimere i suoi istinti non sarebbero mai arrivati gli alieni, ovvero i medici che sottoponevano gli umani, ovvero gli uomini, a torture.

Difficilmente in un film si riescono ad affrontare due discorsi fondamentali come l’identità di genere nel personaggio della protagonista e l’omosessualità nel personaggio della sua migliore amica, sua moglie. Favola riesce egregiamente in questo compito.


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