Incontro Trump-Putin a Helsinki: «Nessuna interferenza russa nel voto americano»

Il Presidente americano fa insorgere il Congresso e la stampa USA: da subito d’accordo con Putin, mette in dubbio l’intelligence americana e il Procuratore speciale Mueller

L’atteso faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin è stato dominato da un unico argomento: il Russiagate, ovvero le presunte interferenze russe nella campagna elettorale americana del 2016. I servizi segreti americani ne sono convinti, così come la maggioranza del Congresso – persino di parte repubblicana – e l’opinione pubblica. Eppure, Donald Trump non ha mancato di sollevare una enorme quantità di polemiche con la sua arrendevolezza nei confronti del Presidente russo: «Il Presidente Putin ha appena detto che la Russia non c’entra e io aggiungo: non vedo alcuna ragione per cui avrebbe dovuto farlo» afferma dopo la domanda di un giornalista che gli chiedeva se ritenesse più affidabile la versione dell’FBI o quella del Presidente russo. Pare, insomma, che il tycoon sia rimasto tra i pochi a non credere nella vicenda, se anche lo speaker repubblicano della Camera Paul Ryan, piuttosto vicino al Presidente, ha risposto dagli Stati Uniti: «Non ci sono dubbi che la Russia abbia interferito nella campagna elettorale».

Per molti, inoltre, il comportamento di Trump è addirittura pericoloso: mettere in dubbio i servizi di intelligence americani e liquidare l’intera vicenda in questo modo significa mettere in pericolo la democrazia, o quanto meno non prenderla sul serio. In serata, il Presidente ha cercato di correre ai ripari, come sempre, tramite Twitter, affermando di avere «grande fiducia nel mio servizio di intelligence». Ma il danno era già stato fatto prima dell’incontro, quando Trump aveva definito i rapporti con la Russia «mai peggiori di così» e fatto riferimento all’indagine di Mueller come «una caccia alle streghe». Il Presidente russo, d’altro canto, non poteva aspettarsi niente di meglio da parte del tycoon, accusato proprio da Hillary Clinton durante la campagna elettorale di essere «un pupazzo» nelle mani di Putin, esattamente ciò a cui il mondo ha assistito durante le oltre due ore di incontro tra i due. Intanto, il Dipartimento di Stato americano ha incriminato 12 agenti del servizio segreto militare russo con l’accusa di interferenze nelle elezioni a danno di Hillary Clinton, e Putin ha ribattuto che la Russia è pronta a permettere a Mueller di entrare nel Paese per interrogarli, a patto che gli Stati Uniti facciano lo stesso con gli inquirenti russi.

«La guerra fredda è finita, le nostre relazioni sono cambiate da quattro ore a questa parte» afferma Trump, a cui fa eco il Presidente russo. Per i due leader, insomma, è ora di riallacciare i rapporti e cooperare per il bene comune. Il resto dell’agenda è passato in secondo piano, ma i due Presidenti si dicono d’accordo sulla strategia da adottare in Siria, affermando di aver fatto passi avanti contro la proliferazione delle armi nucleari. Il leader russo, poi, non ha concesso margini sull’annessione della Crimea, che considera una questione chiusa dopo il referendum. In conclusione, Putin ha regalato al Presidente americano il pallone ufficiale dei Mondiali di calcio appena conclusi. «Lo regalerò a mio figlio», la risposta del tycoon.


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