La penna pesa in una società istupidita dalla virtualità

Il passaggio dalla preistoria alla storia si realizza in ogni individuo che impara a scrivere

Una delle più grandi conquiste della civiltà umana- anche se nel 2018 sembrerà strano- non è la messaggistica istantanea, il like, o lo share, tutte innovazioni virtuali garantite, queste, dalla rivoluzione tecnologica, figlia del Post Positivismo, quanto, invece, qualcosa di apparentemente ben più modesto.

In grado di sancire il passaggio dalla preistoria alla storia, dalla memoria collettiva alla letteratura, dalla natura alla civiltà, dalla non alfabetizzazione all’alfabetizzazione, dalla volatilità e fugacità del “detto” alla sistematicità e al rigore della testimonianza materiale,

 (verba volant, scripta manent), è la scrittura.

L’individuo, nel momento stesso in cui la apprende ed acquisisce, facendola propria- a sette anni circa- diviene padrone del mondo e non se ne rende conto. È uno strumento preziosissimo e dal valore inestimabile, spesso sottovalutato e trascurato dal bambino, se non adeguatamente motivato, valorizzato, esplicato e descritto nella sua essenza ai fini della civilizzazione dell’umanità, da chi lo somministra.  Perché il passaggio dalla preistoria alla storia non accadde precisamente e limitatamente a quella pagina del libro che lo reca, ma si verifica nuovamente in ogni individuo che entra in possesso di un mezzo così potente, quale la scrittura. E, dunque, generalmente, in prima elementare. Imparare a leggere e a scrivere è assolutamente vitale per l’individuo perché gli insegna la capacità del discernimento, della critica, dell’autonomia intellettiva necessaria a condurre una vita da essere individuale unico ed originale, in quanto pensante. Si tratta, infatti, del filtro che gli permette di guardare dentro e fuori di sé, di comunicare con l’esterno, di tutelarsi dalle situazioni più incerte, “mettendo nero su bianco” anche e, soprattutto, da un punto di vista legale. Il diritto, il dovere e l’accusa, nascono, infatti, con la testimonianza scritta.

Non volendo scadere in nessuna facile pedanteria, oggi giorno sembra, tuttavia, doveroso ricordarlo, alle nuove generazioni, come alle vecchie, in un universo tecnologico, sempre più automatico, in cui sane abitudini, quali la lettura e la scrittura stanno notevolmente perdendo di quota, esautorate, spesso dalla scuola stessa, che non dedica a queste attività basilari la dovuta rilevanza in termini di consistenza, di spazi e di tempi della didattica. Non soltanto saper scrivere, leggere e parlare, quali abilità meccanicamente male apprese, quanto, invece, saperlo fare bene, con cognizione di causa e perfetta padronanza delle norme ortografico-grammaticali, rappresenta la base essenziale per la formazione dell’individuo e per la maturazione della sua personalità. Tuttavia, la penna pesa e quando non si è adeguatamente corazzati (avendo alle spalle una rigorosa istruzione di base che non sia manchevole delle suddette premesse di partenza) non è facile da sostenere e ne risente la società e qualsiasi contesto della vita pubblica e privata.  La multimedialità lo rende manifesto più che mai: non è raro trovare corbellerie e spropositi grammaticali sul web (che mai dovrebbe sostituire la lettura di un buon libro); inoltre, soprattutto, la messaggistica istantanea mortifica la scrittura, favorendo la nascita di uno slang fortemente disimpegnato.  La rivoluzione tecnologica trae forza ed impulso proprio dalla facile desiderabilità dell’economia del gesto e del pensiero disimpegnato e deresponsabilizzato, oltre che dall’automaticità e meccanicità dell’impulso nevrotico, molto più vicino allo scaturire di una vera e propria nevrosi, che non alla sanità del pensiero razionale derivante dalla logica.

In conclusione, urge un ritorno alle forme comunicative nobili, vale a dire un’intensa attività di lettura e di scrittura, alle quali, la scuola in primis dovrebbe provvedere per la formazione dell’individuo.

 È necessario ritrovare con adeguati stimoli la non affatto scontata, né diffusa, capacità di leggere e di comprendere un testo, l’abilità di stimolare la creatività e la fantasia individuale, in una società totalmente istupidita dalla virtualità.


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