Esame di abilitazione alla professione forense, dilaga la polemica sulle modalità di correzione degli elaborati, nasce il Movimento Abilitazione

Un denso spiegamento di forze si sta mobilitando massicciamente su tutto il territorio nazionale per combattere la battaglia per i propri diritti ed il proprio futuro professionale.
Infuocato è infatti il clima che serpeggia tra i praticanti avvocati, stante da un lato l’elevato numero di bocciature indiscriminate (quali esemplificativamente quelle constatate a Napoli, ove la Corte d’Appello di Milano ha ritenuto idonei solo 1.381 candidati su 4.195 partecipanti e Venezia, ove invece la Corte d’Appello di Bologna ha ritenuto idonei solo 377 candidati su 1.162) e dall’altro la prossima e definitiva attuazione da parte del legislatore delle disposizioni (titolo IV, artt. Da 40 a 49) contenute nella Legge 31 dicembre n. 247/2012, rubricata:”Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”.
Legge che ad avviso degli opponenti è tesa a precludere del tutto l’accesso al mercato del lavoro alle nuove generazioni, ponendo una notevolissima serie di ostacoli e sbarramenti nel percorso formativo post-lauream da seguire per ottenere il titolo di avvocato e perciò ritenuta profondamente iniqua, discriminatoria, illegittima ed incostituzionale.
Apre il dibattito politico ufficiale sulla riforma dell’esame di abilitazione alla professione di avvocato l’incontro del 12 luglio del 2018 che si è tenuto presso la Galleria dei Presidenti della Camera dei Deputati, tra i deputati del Movimento 5 stelle e le associazioni forensi. Hanno figurato, tra i delegati, i rappresentanti del Movimento Abilitazione (fondato dai Dottori Dorotea Marino del Foro di Marsala, Andrea Rispoli del Foro di Napoli e Sarah Silvestri Bordi del Foro di Roma ai quali si è aggiunto il Dottor Ercole Dalmanzio del Foro di Venezia) che, per la prima volta, in qualità di portavoci dei praticanti avvocati di tutti i Consigli dell’Ordine d’Italia, sono scesi in campo come diretti interessati alla concertazione su di una materia infuocata ed una questione, che ha, da anni, assunto portata nazionale.
Alle origini dell’intervento si è posta anche la discussione sulla adeguatezza delle previsioni regolamentari del D.M n. 48 del 25 febbraio 2016, che ridisegna lo svolgimento delle prove cui sono sottoposti i candidati, al diritto di accesso alla professione, blindato dalla legge n. 247/2012, contro la quale si scagliano gli abilitandi, che denunciano le correzioni capestro degli scritti, previsti quale passaggio selettivo obbligato per accedere agli orali, ritrovandosi, ogni anno, in migliaia ad esserne esclusi.
Quantunque l’ottenimento di successive proroghe dell’entrata in vigore della riforma, la situazione non ha mai accennato a cambiamenti effettivi. “Mutatis mutandis”, dure polemiche hanno travolto l’esame del dicembre 2017, il quale, come predetto, ha registrato un numero quanto mai elevato di non ammessi su scala nazionale, muovendo lo sconcerto degli avvocati stessi, che hanno percepito il disagio dei propri praticanti, ed il sentimento riottoso di questi ultimi verso un sistema, inappropriato e indiscriminatamente selettivo.
La dèbacle di chi ha voluto e scritto la riforma, sostengono, i leaders del movimento, facendosi carico di rappresentare la collettività dei praticanti indignati, non si arresterà alla discussione parlamentare, ma proseguirà fino alla creazione di un programma comune nazionale, che possa, finalmente, dopo anni di vani tentativi conciliatori, rendere giustizia al sacrificio e alla passione di migliaia di aspiranti avvocati.
Il cuore pulsante delle assemblee che si terranno a livello locale dovrà essere, anzitutto, la denuncia di problematiche manifeste nei criteri valutativi adottati annualmente dalle Commissioni, mandatarie della correzione degli scritti. La totale assenza di criteri obiettivi, finalisticamente orientati alla valutazione degli elaborati, che abbiano il carattere della univocità e della omogeneità per tutti gli scritti e non pongano problemi interpretativi è la prima grave questione che sollevano i praticanti avvocati; è, al di là di ogni ragionevolezza, che non esistano standards valutativi precisi e specifici a disposizione dei Commissari chiamati a correggere. Il rischio che la discrezionalità interpretativa di un testo scritto diventi mera arbitrarietà, così costando migliaia di bocciature, è enorme, e, puntualmente , si verifica nella prassi. Non a caso, il disagio principale dal quale nasce il movimento è la voragine abissale in cui sono travolti i principi meritocratici e di trasparenza. Ogni anno fioccano correzioni immotivate e, molto spesso, parziali.
A ciò si aggiunge l’estrema difficoltà ad adire la giustizia amministrativa, la quale ha elaborato orientamenti piuttosto restrittivi, che, di fatto, non ammortizzano il grave problema dell’ingiusto metodo selettivo, anzi, al contrario,aggravano la posizione di quanti, nel tentativo di ottenere giustizia, finiscono per subire “multe” salate.
In un sistema, ove non è ammessa la giustizia fai da te, ma ove, senz’altro, nel disimpegno dei massimi vertici rappresentativi della classe forense, occorre che si imprima un cambiamento di rotta a tutela di una posizione quantomai declassata, quale quella del praticante avvocato, il Movimento abilitazione ridesta la protesta , che, stavolta, non resterà fine a stessa, ma si evidenzierà nel più


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