Trump invita Putin a Washington: preparativi per l’autunno

Mentre ancora infuria la bufera per il comportamento del Presidente Trump a Helsinki, la Casa Bianca rende nota la volontà di un nuovo colloquio in autunno. Mosca aperta alle discussioni

Sono ancora in molti a chiedersi cosa il Presidente Trump e Vladimir Putin si siano effettivamente detti durante le due ore di colloquio a Helsinki lo scorso lunedì, e ancora di più infuria la bufera riguardo al comportamento del Presidente americano verso quello che è ritenuto uno degli avversari più temibili degli Stati Uniti: il tycoon si era infatti detto immediatamente d’accordo con tutto ciò che Putin affermava durante la conferenza stampa, negando l’autorità delle agenzie di intelligence americane e ritenendo l’intera faccenda del Russiagate una farsa. Buona parte delle sue affermazioni era stata poi ritrattata dopo l’incontro di lunedì, dopo che la stampa e numerosi politici – anche repubblicani – si erano detti contrariati e preoccupati per il comportamento del commander in chief degli Stati Uniti. Particolare scalpore ha suscitato, in particolare, la proposta del Presidente russo – che Trump ha definito «incredibile» – di permettere agli agenti americani di entrare in territorio russo per interrogare i 12 agenti formalmente incriminati da Robert Mueller per aver interferito nelle elezioni americane, a patto che gli Stati Uniti permettano lo stesso ad agenti sovietici.

Il direttore dell’FBI Christoper Wray, nominato dallo stesso Trump, ha immediatamente espresso il suo parere negativo sulla vicenda, affermando che un tale modo di procedere «non è certo nella nostra lista di tecniche investigative». Il Senato americano, inoltre, ha votato già il giorno successivo all’incontro una risoluzione non vincolante per respingere la proposta con 98 voti favorevoli e 0 contrari. Trump si era dichiarato d’accordo inizialmente con l’offerta, salvo poi ritrattare tramite la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, che ha affermato che il Presidente non è incline a valutare positivamente l’offerta. Tra i funzionari statunitensi che Vladimir Putin avrebbe chiesto di interrogare ci sarebbero almeno Michael Mc Faul, ex ambasciatore USA a Mosca, oggi professore a Stanford, e Bill Browder, finanziere che ha condotto una dura campagna contro il Cremlino, diventandone feroce critico dopo essere stato bandito dal Paese nel 2005 e condannato in contumacia per frode ed evasione fiscale nel 2013. Browder è fautore degli sforzi che hanno portato all’approvazione del Magnitsky Act nel 2012, una legge approvata dal Congresso USA volta a limitare l’ingresso negli Stati Uniti di cittadini russi accusati di violazione di diritti umani e rendere pubblici i loro nomi. Browder è dunque accusato da Putin di aver finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton con soldi ottenuti in Russia senza pagare le tasse, ma è chiaro a molti che dietro la volontà di interrogarlo potrebbe celarsi l’intento di punirlo per l’approvazione del Magnitsky Act.

Sia Mc Faul che Browder hanno espresso la loro disapprovazione verso la richiesta di Putin, definendo la cosa «folle e oltraggiosa». Si è unito al coro l’ex Segretario di Stato John Kerry, successore di Hillary Clinton, che ha definito la proposta di Putin «pericolosa» e affermato che l’idea che il Presidente possa consegnare di sua volontà due cittadini al governo di un Paese rivale «è qualcosa che non dovrebbe far pensare nemmeno per mezzo secondo».


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