Jurassic World: il regno distrutto

Il secondo capitolo della saga è uscito prima in Italia che negli Stati Uniti. Non c’è necessità di vedere il primo film perché spiegano tutto.

Il parco tematico è fallito. A causa dell’eruzione di un vulcano i dinosauri sono confinati in un angolo. C’è una scelta da fare: salvarli tutti e tutelarli o no. Il governo per questioni economiche non vorrebbe salvarli ma Claire è determinata a farlo. Così quando viene contattata da un amico dell’ex creatore e scopre che l’ultimo desiderio di questo è di fidare una riserve per i dinosauri decide di agire. Necessita di Owen per domare i velociraptor.

Indubbiamente è migliore del primo film, perché non solo copre i buchi di trama del primo film, ma addirittura ne rinnova la trama. Ci sono moltissimi jump scare favoriti dall’alternarsi di luci e ombre sui protagonisti. Atmosfere spaventose sono intervallate da momenti di grande armonia. Il film è adatto a grandi e piccini. Il pubblico non trova difficoltà ad immedesimarsi negli animali.

I dinosauri non sono più uno spettacolo quindi sono destinati ad estinguersi essendo diventati inutili. I dilemmi proposti sono attualissimi. Non esistono più dinosauri cattivi e predatori, vivono in un habitat in cui seguono la loro natura. Si crea subito un’empatia con lo spettatore.

Tra i vari fulcri centrali c’è il tema del bracconaggio, del commercio illegale e delle gabbie.

La morale è che l’uomo non tutela più l’ambiente e rompe l’ecosistema. Ci si interroga sul perché sarebbe normale tenerli in cattività. La parte straordinaria della pellicola sta nel fatto che tutti sono molto preparati sui temi di cui vanno a discutere.

Per la prima volta non ci sono esploratori da salvare e i dinosauri non sono più una minaccia.


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