Pompei, altre novità dagli scavi della Regio V

Gli scavi nel Parco Archeologico di Pompei non finiscono di sorprendere studiosi e visitatori. Scoperte di strutture e reperti preziosi sono quasi quotidiane ormai nell’ambito del cantiere della Regio V degli scavi. Si delineano così nuove Domus nella loro struttura completa e ricca di decorazioni e tracce della vita quotidiana prima della terribile eruzione del Vesuvio nel 79 d.C..Una delle ultime scoperte riguarda infatti la cosiddetta Casa di Giove, il cui nome deriva da un quadretto raffigurante Giove rinvenuto già nell’800 epoca in cui risalgono i primi scavi della struttura che fu proprio compromessa da quel modo di condurre le operazioni. L’intervento attuale sta facendo emergere la pianta di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, anche esso di recente scoperta e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti. Ma ciò che è particolarmente interessante è la scoperta di una ricca decorazione in primo stile, con riquadri di stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) negli ambienti di rappresentanza attorno all’atrio. Secondo gli studiosi è assai probabile che la casa abbia volutamente mantenuto, negli spazi di rappresentanza, questa più antica decorazione in I stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne. Proprio per tali motivi, tale Domus è stata definita Vintage. “Una domus con decori “vintage in I stile” – racconta il direttore degli scavi, Massimo Osanna– il cui proprietario doveva essere facoltoso e colto, conscio del valore di pitture già allora centenarie”. Si tratta forse del senatore Marco Nonio Balbo, uomo dotato di grande gusto e senso artistico ma che era anche una personalità politica molto importante: pretore e proconsole della provincia di Creta e di Cirene, tribuno della plebe nel 32 a.C. e partigiano di Ottaviano, il futuro Augusto (27 a.C.-14 d.C.). Un vero e proprio mecenate insomma che aveva finanziato la costruzione di diversi edifici e la sua importanza era tale che dopo la sua morte gli furono anche dedicate 10 statue.
Oltre agli affreschi sono emersi anche diversi oggetti di vita quotidiana come i resti carbonizzati di un letto con le stoffe che lo ricoprivano. Insomma gli scavi sono ancora un cantiere aperto che ci potrà fornire ulteriori tasselli per ricostruire la vita di duemila anni fa all’ombra del Vesuvio.


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