USA, reintrodotte le sanzioni all’Iran. Rouhani: «Trump vuole guerra psicologica»

Le dure sanzioni erano state revocate dopo lo storico accordo sul nucleare del 2015 tra Iran e il gruppo 5+1, abbandonato dal Presidente Trump. Perplessità in Europa, Mogherini: «Incrementare il business con Teheran»

I tempi del disgelo tra Stati Uniti ed Iran, quando alla guida del Paese c’era Barack Obama, sembrano ormai lontani anni luce: dalla mezzanotte di oggi saranno infatti reintrodotte tutta una serie di sanzioni eliminate dopo lo storico accordo del 2015. Una prima tranche riguarderà l’acquisto di dollari da parte del governo iraniano, il commercio di oro, metalli preziosi, acciaio, alluminio, carbone, grafite e software usati nel settore industriale. Un’ulteriore stangata giungerà invece nel mese di novembre, quando gli USA tenteranno di colpire settori strategici per l’economia iraniana come petrolio, banche e cantieri navali. «Queste sono le sanzioni più pungenti che siano mai state imposte e in novembre aumenteranno ad un ulteriore livello» ha twittato il Presidente Trump, affermando che le misure sono necessarie dal momento che l’Iran «continua a sfruttare il sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo e promuovere regimi spietati, abusando dei diritti umani del suo stesso popolo».

Il Presidente USA, tuttavia, è aperto ad un nuovo accordo e si dice pronto ad incontrare il Presidente Rouhani in qualsiasi momento. La pronta risposta di Teheran, che respinge l’invito, è che «i negoziati non vanno d’accordo con le sanzioni». Rouhani parla poi di «guerra psicologica» portata avanti dagli Stati Uniti contro l’Iran e annuncia un discorso alla nazione questa sera. Le sanzioni sono una conseguenza della fuoriuscita degli Stati Uniti dall’accordo del 2015 che comprende Russia, Cina, Regno Unito, Francia, Germania ed Unione Europea. Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, già schieratasi più volte contro le decisioni di Trump in materia, ha ribadito che «preservare l’accordo sul nucleare è una questione di rispetto degli accordi internazionali e di sicurezza», mentre Bruxelles si prepara al varo di misure per proteggere gli interessi delle aziende europee. L’unico plauso alla decisione di Trump giunge dal Primo ministro israeliano Netanyahu, che invita i leader europei a fare lo stesso.

Il Presidente americano, inoltre, ha dichiarato sempre tramite Twitter che «chiunque faccia affari con l’Iran non potrà fare affari con gli Stati Uniti», ingaggiando un incontro a distanza con l’Alto rappresentante Mogherini, che incoraggia le imprese a incrementare i propri affari con l’Iran, dal momento che il Paese ha rispettato gli impegni presi nel 2015 in base a tutti i controlli effettuati. Contrario alla reintroduzione delle sanzioni anche il viceministro degli Esteri della Gran Bretagna, Alistair Burt, che afferma: «l’accordo sul nucleare è parte importante non solo della sicurezza della regione ma del mondo».


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