Classe Z: protagonista è il nudo e crudo disagio

Non più eufemismi cinematografici

Quanto spesso, ci ha ingannato il cinema indorando la realtà?! Un capolavoro cinematografico può insegnare tanto, o anche essere estremamente fuorviante per chi ne fa il suo modello di vita senza contestualizzarlo. È il caso di Deads Poets Society dell’’89, o più semplicemente, L’attimo fuggente, come è passato al successo in Italia.

UN CAPOLAVORO, certo, ma bisogna anche fare i conti col fatto che non tutti siamo Robin Williams, o meglio, il carismatico professor Keating! A sperimentarlo sulla sua pelle è, infatti, in una più recente e realistica pellicola cinematografica sul mondo della scuola, il giovane e malcapitato supplente Andreoli. Si tratta di Classe Z, un film dello scorso 2017 di Guido Chiesa, prodotto da Colorado Film. Non più l’idillio nel rapporto tra insegnante/allievi, eufemismo cinematografico, ma il nudo e crudo DISAGIO, essenza del mondo scolastico attuale, fatto di precarietà, inesperienza, casualità, incertezza del futuro, mancanza di stabilità e il sentirsi venir meno la terra sotto ai piedi nei primi approcci con classi carnivore, come quella protagonista, la Z. Una pellicola geniale, a tratti satirica, di denuncia della società attuale e del malessere sistemico che la incornicia a tutti i livelli, anche in un ambito, spesso, sopravvalutato, quale quello dell’istruzione, per far capire, anche e soprattutto ai non educandi, quanto sia arduo, non tanto insegnare, ma prima ancora, educare. Alla maggior parte dei giovani e degli studenti di oggi, infatti, prima ancora che la preparazione, manca la cognizione di causa, del dove, del come, del quando, e soprattutto del perché. Essi sono le vittime innocenti ed inconsapevoli, ma anche più inermi, di un diffuso, quanto mai cronico, disorientamento etico, figlio del nichilismo contemporaneo che ha avuto un punto di non ritorno con la rivoluzione tecnologica e la diffusione dei social networks, strumenti invasivi e pericolosi, penetrati, inevitabilmente, senza controllo, anche tra le mura scolastiche. Se il professor Keating era un’autorità – o Capitano, mio Capitano! – che poteva alzarsi in piedi sulla cattedra a mostrare i diversi punti di vista, con la massima venerazione, i tempi sono, invece, cambiati per Andreoli, al quale la cattedra va in frantumi sotto ai piedi (eloquente metafora del moderno sgretolamento del sistema scuola e dell’autorità degli insegnanti), mentre viene ripreso e – oggetto di derisione- caricato su Yotube. È il prototipo dell’insegnante moderno, cui, alla stregua dell’albatros baudelairiano, “ses ailes de géant l’empêchent de marcher”.

I commenti sono chiusi.