Venezia 75, debutta la serie su “L’amica geniale” di Elena Ferrante

Regia di Saverio Costanzo, Francesco Piccolo tra gli sceneggiatori e il supporto della misteriosa scrittrice durante tutta la produzione

La storia di Lila e Lenù, Raffaella Cerullo e Elena Greco, ha preso vita tra le sale del 75esimo Festival del cinema di Venezia, dove le prime due puntate della serie tv tratta dalla quadrilogia bestseller mondiale di Elena Ferrante sono state presentate in anteprima assoluta. La produzione vede la collaborazione di Rai, Fandango, Wildside e dell’americana HBO, produttrice di serie di successo mondiale, e andrà in onda su Rai Uno e Timvision a novembre, mentre sarà nelle sale dall’uno al tre ottobre. Intanto, la risposta del pubblico veneziano è stata entusiasta: applausi e standing ovation alla prima proiezione così come alle repliche. La Napoli degli anni Cinquanta è stata riprodotta con attenzione da parte della produzione, e il regista Saverio Costanzo parla di studio dei colori per rievocare l’atmosfera del dopoguerra, il grigiore e lo squallore di un quartiere povero alla periferia della città, non bagnato dal mare, visto attraverso gli occhi di due bambine di dieci anni.

“L’amica geniale” non è solo la storia personale e il racconto dell’amicizia di Lila e Lenù, è il racconto di una società in trasformazione, della violenza che serpeggia tra i quartieri popolari e malfamati della città, è il racconto di un intero mondo sotterraneo, di rapporti di forza ignoti a due bambine che favoleggiano sul mondo che le circonda, dovendo però farci i conti prematuramente. E così, Elena Greco, figlia di un usciere del comune, e Raffaella Cerullo, la figlia dello scarparo, trasfigurano il malavitoso locale che gestisce prestiti e giri di denaro in una sorta di figura della fiabe che raccoglie voracemente tutto ciò che si smarrisce nel quartiere, e la cantina al di sotto del suo palazzo nel luogo in cui nasconde ogni cosa. La Ferrante, si sa, riesce nell’impresa di raccontare quel caos informe, quella marmaglia chiassosa, quella città animata da rari sprazzi di bellezza – almeno nei quartieri popolari – che è la Napoli degli anni Cinquanta e Sessanta, e ricostruisce all’interno di essa una quantità di storie e personaggi riconoscibilissimi, tutti complessi e ricchi di sfaccettature. La sfida produttiva era dunque gigantesca e non delude: la scelta delle due protagoniste, impersonate nella fase inziale da Elisa Del Genio – Elena Greco – e Ludovica Nasti – Raffaella Cerullo – risulta quanto mai convincente, e così quella di molti altri protagonisti delle vicende narrate. Non sfugge, poi, il costante riferimento al mondo del neorealismo da parte del regista, con tanto di omaggio alla scena iconica di Anna Magnani in Roma città aperta di Rossellini: la miseria del dopoguerra delle due grandi città, dopotutto, non è così tanto differente. Sembra mancare, tuttavia, quella forza intrinseca alle pagine della Ferrante nel racconto di una città che ha vissuto – lei – senz’altro da protagonista, quella capacità di rendere con pochi tratti e pennellate un’intera società, un mondo vasto e complesso come è noto a chi lo conosce da vicino.

I temi della storia, poi, sono numerosi, ma sbaglierebbe chi credesse che l’emancipazione femminile sia il più significativo: ciò che interessa alla scrittrice – come da lei stesso affermato – è la società, comprenderla nei suoi aspetti più complessi, non tralasciare nulla e arrivare infine a comprendere l’altro. Vero è, che nelle prime due puntate è la leggendaria maestra Oliviero a modificare per sempre le sorti di almeno una delle due bambine protagoniste: Elena Greco proseguirà i suoi studi dopo la licenza elementare in un mondo in cui alle donne era ancora troppo spesso riservato l’ambiente domestico o quello dei lavori più umili, mentre la giovane Lenù arriverà al diploma di liceo classico e addirittura – lei napoletana dei quartieri poveri – ad una laurea in lettere alla prestigiosa Normale di Pisa, un destino che non condividerà con la sua amica d’infanzia. La forza inedita dell’amicizia tra le due protagoniste, il loro legame che supera gli anni e gli ostacoli, sono talmente ben descritti nei romanzi e la narrazione tanto ben congegnata che Costanzo e gli sceneggiatori – per stessa ammissione del regista – avevano già la strada spianata. Rivelazione recente, invece, è quella secondo cui la misteriosa scrittrice avrebbe partecipato in prima persona con consigli e raccomandazioni alla stesura dello sceneggiato: come rivelato da Francesco Piccolo, la collaborazione è stata intensa per tutti i mesi delle riprese e l’interesse della Ferrante era piuttosto rivolto alla storia che alla difesa del libro stesso.

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