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Mattarella: La strage del rapido 904 fu un atto vile

Il ricordo del Presidente della Repubblica della tragica esplosione che distrusse le vite di uomini e donne inermi, nonché quella di tre bambini. Ricordare è un dovere.

Nel giorno dell’anniversario della strage del rapido 904 che percorreva la Grande Galleria dell’Appennino, la Repubblica Italiana rinnova la vicinanza e la solidarietà ai familiari delle vittime e alle comunità colpite da quella immane tragedia figlia di quei tempi in cui la coscienza collettiva fu sconvolta da una serie di attentati che hanno insanguinato per anni il nostro Paese. In questo anniversario si rinnova il ricorda dell’esplosione di una bomba che distrusse in un attimo le vite di uomini e donne inermi, nonché quella di tre innocenti bambini.

Era il 23 dicembre del 1984 quando il rapido 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano entrava nella Grande Galleria dell’Appennino per non uscirne più; questo fu considerato in seguito dalla Commissione Stragi come un evento antesignano e precursore dell’epoca delle guerre di Mafia dei primi anni ottanta del XX secolo, la cui responsabilità è da ascriversi alla Mafia Siciliana conosciuta come Cosa Nostra.

Queste le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel 38essimo anniversario della strage del Treno rapido 904, che si riportano integre, così come sarebbero dovute essere le vite di tutti quegli uomini e quelle donne che lì la persero; affinché non si dimentichi che la Mafia uccide per i suoi interessi, quando non riesce a comprarti: “Era l’antivigilia del Natale del 1984. I vagoni erano pieni di famiglie dirette nei luoghi dove avrebbero trascorso le festività. Non si poteva concepire un atto criminale più odioso e spregevole diretto contro il popolo italiano. Grazie al coraggio e alla generosità di chi prestò i primi soccorsi si evitò un bilancio di vittime ancor più drammatico. Le indagini e i processi hanno accertato la matrice terroristico-mafiosa della strage, trovando fili di connessione con piani eversivi che l’organizzazione criminale ha successivamente perseguito per colpire lo Stato democratico tentando di indebolire il suo impegno per la legalità. Ricordare è un dovere. È rispetto nei confronti della memoria delle vittime. Ci rammenta come sia stata anzitutto l’unità dei cittadini a sconfiggere il terrorismo, respingendo le strategie di destabilizzazione, i ricatti alle istituzioni, i tentativi di diversa matrice che avevano come bersaglio proprio la Repubblica, la nostra convivenza nella libertà, il nostro modello di società solidale“.

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