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Napoli

Vesuvio a rischio esplosione. Enorme camera magmatica bloccata da un “tappo”

Il vulcano preoccupa: 80% di possibilità d’eruzione in questo secolo. A rischio anche i Campi Flegrei.

Nel 2015 si è giunti allo storico risultato di riuscire a misurare in modo preciso la camera magmatica di un vulcano. Il Vesuvio è stato il primo vulcano al mondo sottoposto a queste misurazioni cosi all’avanguardia e in un laboratorio americano la camera magmatica è stata visualizzata nitidamente. Si è così potuto vedere cosa realmente si cela sotto il Vesuvio, individuando una camera magmatica della dimensione enorme di 650km quadrati, quasi come metà della superficie di New York.

Attualmente il condotto tra la bocca del vulcano e la camera magmatica è ostruito, gli scienziati parlano di un “tappo” che mantiene il magma prigioniero all’interno della camera che si trova a circa 8km di profondità. Questa però è una situazione che desta notevoli preoccupazioni poiché c’è un aumento di pressione e quando questa diventerà critica si potrebbe frantumare il “tappo” in modo esplosivo creando proprio le condizioni per una eruzione di tipo pliniano o subpliniano.

Il condotto, infatti, è bloccato dal marzo del 1944, anno dell’ultima eruzione del Vesuvio, e questa ostruzione ostacola anche il progressivo rilascio dei gas che permetterebbero di avere una pressione più controllata.

Più passa del tempo tra un eruzione e un altra e più c’è il rischio che la prossima sia esplosiva e che si trasformi in un vero e proprio cataclisma per tutta l’area. Bisogna ricordarsi, infatti, che nel 79 d.c. la colonna di ceneri e lapilli si innalzò per 30 km per poi ricadere su se stessa con colate piroclastiche che trasformarono l’intera area.

Il Vesuvio si è formato 25mila anni fa e dall’alto dei suoi 1281 metri domina il Golfo di Napoli. Nel corso della storia il Vesuvio ha avuto moltissime eruzioni, alcune delle quali di piccola intensità e altre di carattere “aggressivo”, manifestandosi come un vulcano esplosivo. Gli studi geologici hanno dimostrato inequivocabilmente che tutta Napoli è stata costruita su residui vulcanici di antiche eruzioni di potenza inimmaginabile. L’evento più noto è quello del 79 d.c. quando, in pochi giorni, l’enorme camera magmatica distrusse un’intera civiltà. L’eruzione fu così potente che gli intellettuali del tempo, come Plinio il Vecchio e Diodoro di Sicilia, restarono stupefatti al punto che descrissero la sua forza in alcuni scritti giunti fino a noi.

I vulcanologi hanno anche stabilito che la zona più pericolosa è individuabile nel diametro di 15 km intorno alla base del vulcano, ma si è stabilito anche che Napoli è stata più volte colpita da colate piroclastiche di grossa entità e anche che durante l’eruzione del 79 d.c. la temperatura ad Ercolano salì fino a oltre 500 gradi.

Quindi si ritiene che il limite attuale della zona rossa sia insufficiente e alcuni vulcanologi di fama mondiale indicano in 30 km la zona a rischio. Le ultime ricerche hanno mostrato che anche partendo da uno scenario minore c’è il serio rischio che una concatenazione di eventi, al momento non ipotizzabili, possa portare ad aver sottostimato le aree a rischio. Molti scienziati di tutto il mondo hanno ormai da tempo lanciato un “allarme Vesuvio” dando la probabilità di una eruzione in questo secolo pari all’80%.

L’abusivismo edilizio e la quiescenza del vulcano (circa 60 anni) e la perdita della “memoria storica” hanno portato le zone a ridosso del Vesuvio ad essere abitate da circa 700mila persone. Questo è un numero altissimo e che porterebbe, nel caso di una crisi vulcanica, a una evacuazione di massa e in tutta urgenza. Ma non è finita qui perché ci sarebbero anche 3 milioni di persone a rischio nel caso in cui l’eruzione prendesse le caratteristiche pliniane o subpliniane.

Un simulatore matematico è in grado di anticipare come potrebbe svilupparsi l’eruzione, aiutandoci a  capire quali Comuni potrebbero essere colpiti durante un’eruzione da eventi come la caduta di ceneri o le colate laviche. Nell’aria dove si dovrebbe propagare il flusso piroclastico, tutti gli habitat umani dovrebbero essere assolutamente proibiti, in modo da evitare stragi.

Gli studiosi evidenziano, inoltre, che i Campi Flegrei sono molto più pericolosi del Vesuvio. Questo è dovuto al fatto che il vulcano ‘dorme’ da un lasso di tempo maggiore, che ha ricaricato la sua camera magmatica. Ogni eruzione dei Campi Flegrei avviene ogni 10.000 o 30.000 anni, mentre per quanto riguarda il Vesuvio, avvengono una volta ogni 4-5 secoli, cosa che rende il vulcano meno pericoloso. Se invece non erutta per un lasso di tempo maggiore, si può incorrere in catastrofi come quella del 79 d.C. Nonostante questo, però, ci sono molte abitazioni che sono state costruite sulle pendici dello stesso, cosa che renderebbe un’eruzione, anche di bassa intensità, uno scenario apocalittico.

Un’altra cosa da rivedere sono i piani di evacuazione. I nostri non sembrano essere del tutto adeguati per fronteggiare eruzioni di questo tipo, giacché la gente verrebbe smistata in zone molto lontane dalla propria abitazione. Per questo motivo servono modelli più precisi ed edifici idonei, in modo da spostare il meno possibile la popolazione.

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