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Dalla Finlandia a Siracusa, toccata e fuga. Sistemi scolastici a confronto

Il Corriere della Campania ripropone gli articoli pubblicati nel 2021 sui modelli scolastici degli altri Paesi, a partire dal sistema scolastico finlandese.

La lettera d’addio di una finlandese, che ha deciso di lasciare Siracusa per via del sistema scolastico ritenuto non adeguato, ha scatenato molte polemiche. Protagonisti della storia Elin Mattson, pittrice filnandese di 42 anni, il marito Benny, 46 anni, Information Technology Manager che lavora da remoto, genitori di quattro figli di 15, 14, 6 e 3 anni. Dopo una vacanza in Sicilia ad agosto, avevano deciso di trasferirsi a vivere nell’Isola, a Siracusa, attratti dal clima e dalle bellezze architettoniche. Dopo due mesi, però le cose non sono andate per il verso giusto, per via del sistema scolastico italiano, ritenuto non adeguato, e i Mattson decidono di cambiare Paese e andare in Spagna. Una scelta che Elin esprime pubblicando una lettera sul quotidiano online Siracusa News.

«Siamo una famiglia finlandese che si è trasferita a Siracusa, solo perché potevamo (lavori digitali). Volevamo sperimentare il vostro clima e la vostra cultura fantastici, ma purtroppo il nostro soggiorno non è andato come previsto. Abbiamo già vissuto sia in Spagna sia nel Regno Unito e abbiamo (ingenuamente?) pensato che il sistema scolastico sarebbe stato simile in tutto il Mediterraneo, ma ragazzi, ci sbagliavamo. I nostri due ragazzi, uno di 6 anni e l’altro di 14, sono andati a scuola qui a Siracusa, ma ci sono voluti appena un paio di mesi per renderci conto che non ne valeva la pena. Il sistema scolastico è così povero. I miei dubbi sono iniziati dal primo giorno che ho messo piede a scuola per l’iscrizione: il rumore delle classi era così forte che mi chiesi come diavolo fosse possibile concentrarsi con quel frastuono. Quel giorno ho anche dato un’occhiata di sfuggita ad un’aula in cui un bambino di circa 7 anni stava svolgendo un esercizio di fronte ad un insegnante arrabbiato che sprezzante, guardava dall’alto in basso non solo il bambino alla lavagna ma tutti alunni. Era scioccante». La pittrice finlandese contesta soprattutto il fatto che la maggior parte delle ore scolastiche si trascorra in classe, al chiuso, e che non ci siano pause e sufficienti attività all’aperto, come giardini e parco giochi. «La giornata scolastica si trascorre sulla stessa sedia dalla mattina fino a quando non si ritorna a casa. Questo sarebbe uno dei fattori principali per avere un cambiamento nelle classi: l’importanza dell’aria fresca e delle pause! Se solo il governo ne capisse i benefici!».

La storia dei Mattsson ha creato un vero e proprio caso scatenando tantissime reazioni sui social (e non solo), soprattutto tra insegnanti e personale scolastico.

Il tema relativo al confronto fra i vari sistemi scolastici è stato affrontato dal Corriere della Campania nel 2021 e con l’occasione si ripropongono a partire da oggi gli articoli sui modelli scolastici degli altri Paesi, partendo proprio dalla Finlandia.

I sistemi scolastici nei vari Paesi europei hanno tra di loro differenze sostanziali, a partire dalle modalità di selezione e dagli stipendi degli insegnanti, continuando con l’organizzazione delle giornate scolastiche, la durata delle vacanze, i sistemi di ammissione all’università, gli orari delle lezioni, i programmi decisi a livello nazionale o locale, le classi con più o meno studenti etc. Altro aspetto determinante è la quantità di spesa pubblica stanziata per l’istruzione che però non è, singolarmente, un indicatore che rappresenta la qualità del sistema educativo.

Secondo i dati del 2019 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), l’Italia è il paese Ue che destina la più bassa percentuale di spesa pubblica all’educazione, mentre la Finlandia è tra i paesi che investe di più.

In Finlandia l’intero percorso di studi, università compresa, è completamente gratuito e ciò spinge a proseguire il percorso di formazione anche dopo la scuola dell’obbligo. Sono gratuiti libri, mensa, alloggio e assistenza sanitaria.

Ogni studente residente in aree rurali ha accesso gratuito all’efficiente sistema dei trasporti pubblici. Vi è, inoltre, autonomia dal Ministero e le scuole possono di scegliere il proprio personale senza vincoli di graduatoria. Altro elemento caratteristico è il programma di studi personalizzato e su misura per ciascun allievo a partire dalle scuole medie. Ogni studente viene seguito dal docente con una consulenza settimanale, per modulare lo studio in base agli interessi e alle predisposizioni.

La scuola inizia verso le nove per permettere agli studenti un riposo adeguato e lavorare bene in classe. Le lezioni si svolgono in tre o quattro ore, durano quarantacinque minuti e sono intervallate da pause di un quarto d’ora all’aria aperta. Non è richiesto più di trenta minuti al giorno di studio a casa, in modo da poter dedicarsi ad altri hobbies, come la musica, ritenuta di fondamentale importanza per lo sviluppo cognitivo e sociale. L’idea alla base è quella di uno studente che autonomamente impari a responsabilizzarsi e a stare con le persone.

Un altro punto fondamentale su cui si basa il sistema scolastico finlandese è il difficile percorso per diventare docente. Si tratta di circa 62mila insegnanti sparsi in tremilacinquecento scuole: un numero così basso da poter consentire una dura selezione. Solo un candidato universitario su dieci viene ammesso a seguire corsi di specializzazione post laurea per l’insegnamento. Il ruolo dell’insegnante è un privilegio per pochi e gli stipendi sono più alti rispetto alla media degli altri professionisti. L’assunzione non avviene tramite graduatoria o con concorso, ma è la singola scuola che attinge dal parco educatori nazionale con una formazione universitaria alle spalle. Questo significa che gli studenti finlandesi, che vivano in campagna o in città, hanno buone probabilità di ricevere un’istruzione di pari qualità. Il sistema scolastico finlandese non prevede test. C’è solo un esame finale al termine della scuola superiore. Non ci sono graduatorie, confronti o competizioni tra studenti, scuole o regioni.

La Finlandia oggi è così perché nel 1963 il Parlamento prese una decisione coraggiosa: puntare sull’istruzione pubblica come fattore chiave della ripresa economica. “Il grande sogno della scuola finlandese” ha migliorato la competitività garantendo a tutti un’istruzione di qualità, cosa che non sta accadendo attualmente in Italia. Per seguire il modello Finlandia serve lo stesso atto di coraggio che il Parlamento finlandese ebbe nel 1963: puntare sulla scuola per rilanciare l’economia.

Il modello finlandese appare però troppo sbilanciato verso l’autonomia a discapito delle conoscenze  delle singole discipline. Non esistono, infatti, le canoniche classi su base prettamente anagrafica: gli alunni sono divisi per interessi e livello di apprendimento, cosa che però non privilegia il concetto di integrazione. Negli ultimi anni, inoltre, vi è stato un calo del rendimento degli studenti finlandesi forse dovuto ad un uso eccessivo delle nuove tecnologie, che vengono utilizzate per un numero di ore troppo elevato, condizionando negativamente la lucidità dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.

Come ammesso dagli stessi Ministri dell’Istruzione che si sono alternati al Governo negli ultimi anni, la scuola italiana necessita sicuramente di una riforma. Ciò premesso, è da ritenersi che il modello finlandese vada bene per la Finlandia, ma non è detto che sia funzionale all’Italia. In ogni caso due soli mesi non appaiono sufficienti per comprendere come si vive in una città diversa dalla propria, mettendo a confronto due popoli molto differenti per qualità di vita, numeri, trasporti, welfare, criminalità, modalità di concepire la famiglia, rapporti, etc. Per questi motivi provare ad applicare il proprio modello a quello di un Paese ospitante è poco confacente. Per osservare criticamente occorre mettersi per un tempo congruo in una dimensione di ascolto e comprensione.

La scuola ideale forse non esiste ma alcune caratteristiche delle scuole straniere potrebbero con buon senso essere introdotte con successo nel nostro sistema scolastico, per migliorarne l’efficienza.

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