I fatti della Campania

Il racconto dei principali eventi di cronaca regionale nella terza settimana di ottobre. Minaccia di darsi fuoco al Consiglio Comunale di Bacoli. La mano della camorra sugli appalti ospedalieri truccati. Indagini per il ritrovamento del cadavere di un 22enne scomparso a Caivano.

Un 57enne ha interrotto il Consiglio comunale in corso a Bacoli per protestare contro il suo licenziamento inserito nell’ordine del giorno e poi si è cosparso di liquido infiammabile. Sul posto erano presenti i Carabinieri della locale stazione e gli agenti della polizia municipale che hanno bloccato l’uomo che aveva appena estratto dalle tasche un accendino. I militari hanno denunciato per interruzione di pubblico servizio l’ex dipendente del Centro Ittico Campano come guardia giurata. Sequestrata cautelarmente la pistola di cui l’uomo era legalmente in possesso. Il sindaco Josi Gerardo Della Ragione ha dichiarato che «è un attacco alle istituzioni democratiche di questa città, senza precedenti nella storia del nostro paese. È evidente che l’azione di ripristino della legalità, che stiamo portando avanti con ogni sforzo, qui a Bacoli, sta generando tensioni sociali in un sistema incancrenito di illeciti, illegalità e clientele che ha affossato per decenni la nostra terra. Non possiamo tollerarlo. E, soprattutto, non ci piegheremo».

Una vasta operazione di Polizia di Stato e Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di 40 persone, che avrebbero alterato gare d’appalto ospedaliere e avanzato richieste estorsive a ditte di pompe funebri, servizio di trasporto ammalati, imprese di costruzione e di pulizie. Tra gli arrestati ci sarebbero esponenti dell’Alleanza di Secondigliano, ma anche imprenditori e funzionari pubblici. Sotto la lente degli inquirenti i settori delle ambulanze, della ristorazione e dei distributori automatici, della pulizia e sanificazione.

Un triste epilogo per la storia della scomparsa di Antonio Natale, 22 anni. A ricostruire le ultime ore è la madre, Anna, che racconta che il ragazzo è uscito di casa per andare a fare delle compere a Napoli. È andato, dice, con un suo amico, tale Domenico. Poi, però, la donna viene a sapere che c’erano anche due parenti di quest’ultimo, Francesco ed Emanuele. Tre persone con cui Antonio aveva litigato violentemente pochi giorni prima. Nella serata Antonio sparisce. Domenico torna a Caivano e dice di averlo accompagnato in via Atellana, nel cosiddetto Bronx, e di non averlo più sentito. La madre e gli altri due figli non credono a questa versione, specialmente col passare dei giorni. Non si fidano di Domenico né degli altri, credono che il ragazzo sia entrato in un brutto giro di droga. Nel Parco Verde tutti sono convinti di sapere chi c’è alle spalle dell’omicidio del 22enne. I motivi andrebbero ricercati in dinamiche criminali nelle quali, per stessa ammissione della famiglia, Antonio era coinvolto da dopo il suo ritorno dalla Germania, dove lavorava come pizzaiolo. Sembrerebbe che la condanna di morte sarebbe stata sancita in seguito ad un ammanco di circa 80mila euro dalle casse della criminalità e dalla sparizioni di alcune armi. Ma questo spetterà ai Carabinieri verificarlo. La madre sembra convinta che Antonio sia stato ucciso dalla camorra, fa nomi, punta il dito, chiede che le venga restituito almeno il corpo. Due settimana dopo il corpo di Antonio viene ritrovato nelle campagne di Casola, frazione di Caivano, nei pressi di un campo rom. Parzialmente sepolto, in avanzato stato di decomposizione tanto che viene riconosciuto per i vestiti e per i tatuaggi. E al primo esame il medico legale evidenzia dei fori compatibili con colpi d’arma da fuoco: sarebbe stato ucciso e seppellito per non far mai più trovare il corpo, presumibilmente nello stesso giorno della scomparsa. A consentire il ritrovamento del cadavere sarebbe stata una donna, compagna di uno dei sospettati per l’omicidio, un giovane del Parco Verde gestore di una delle principali piazze di spaccio. La donna avrebbe commesso un passo falso, contattando una cartomante e chiedendole di leggere nelle carte l’arrivo di eventuali guai e, frase dopo frase, in una lunga chat avrebbe inavvertitamente fornito una serie di indicazioni. Le conversazioni con la cartomante sarebbero finite nelle mani dei Carabinieri, consentendo quindi il ritrovamento. Nessuna “visione mistica” o fantasiose teorie, ma indicazioni chiare che hanno portato i Militari dell’Arma a stringere il cerchio fino al ritrovamento del cadavere. Non è escluso che a breve possano scattare anche le manette per i sospettati dell’omicidio. Fondamentali saranno gli esiti dell’autopsia per risalire all’esatta data dell’uccisione e dei rilievi dei Carabinieri della scientifica, per capire se Antonio Natale sia stato ucciso nel luogo del ritrovamento o altrove e poi abbandonato lì. Intanto continuano a circolare i nomi di persone che sarebbero scomparse da Caivano subito dopo la sparizione di Antonio, circostanza che sarebbe una prova (o, almeno, un forte indizio) del loro coinvolgimento. Un colpo di scena nella vicenda è stato la pubblicazione di un video, da parte di una ragazza, parente dei giovani accusati, che in più occasioni rimarca la vicinanza della famiglia con Antonio. «Queste sono persone con la coscienza a posto – dice – è gente che ad Antonio voleva bene, che lo teneva nel cuore. Mio padre lo trattava come un figlio e lui lo chiamava papà. Ora per chi ascolta queste accuse siamo dei mostri». Le persone citate si sono presentante ai militari lamentandosi che in quelle immagini, oltre agli accusati, c’erano anche bambini e altri parenti mai tirati in ballo in questa storia e che adesso temono ritorsioni. Nomi e cognomi dei presunti colpevoli sono finiti nella diretta Facebook del giornalista Pino Grazioli, che ha mostrato i loro profili sul social network definendoli spacciatori e presunti assassini. Questo ha scatenato la loro reazione, con una fragorosa chiassata all’esterno della caserma dell’Arma di Caivano, con tanto di diretta Facebook, che poi è stata cancellata. Un ennesimo episodio che arricchisce una storia già estremamente intricata, colma di omissioni, omertà e tradimenti. Anche la diretta sui social potrebbe rappresentare materiale prezioso per gli investigatori di Castello di Cisterna per decifrare tutti i messaggi contenuti all’interno, frase per frase.

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