Teatro Augusteo, Napoli: “La rottamazione di un italiano perbene”

In scena dal 20 al 31 ottobre 2021 presso la sala di Piazzetta Duca D’Aosta 263

Tornano ad aprirsi le tende del sipario dell’Augusteo con “La rottamazione di un italiano perbene”, spettacolo tratto da “Il Miracolo di Don Ciccillo”, scritto e diretto (e anche interpretato) da Carlo Buccirosso.

Buccirosso valica il palco nelle vesti di Alberto Pisapia, accompagnato da Donatella De Felice in quelle della moglie Valeria, una cantante mossa e ispirata dall’amore nel compimento della sua arte. Al loro fianco, inoltre, i figli Viola e Matteo, caratterizzati da temperamenti agli antipodi: la prima, interpreta da Elvira Zingone, ostinata e schietta, il secondo, interpretato da Giordano Bassetti, mite e diplomatico. A prender parte alla vicenda sono anche i cognati di Pisapia:  Peppe Miale e Fiorella Zullo nelle vesti del risoluto avvocato Ernesto e della svampita Agatha.

Alberto, contribuente e proprietario di un ristorante, il Picchio Rosso, è affetto da esaurimento nervoso a causa dell’eccessivo gravare delle imposte; è perciò agguerrito con Equitalia, che non manca di recapitargli quasi quotidianamente cartelle esattoriali, e con la suocera Clementina, interpreta da Tilde De Spirito, funzionario dell’Agenzia delle Entrate che nell’esercizio impeccabile del suo lavoro non sembra far sconti a nessuno, né tantomeno a suo genero. 

Lo spettacolo si suddivide in due atti, il primo ambientato nella camera da letto del farneticante Pisapia, il secondo nella cucina del ristorante a conduzione familiare: a fare da sfondo all’azione dei personaggi un’impeccabile scenografia arricchita da giochi di luce che definiscono lo scandirsi delle ore del giorno, donando agli eventi un'indiscutibile dose di realismo, contrapposta al susseguirsi di situazioni al limite del reale stesso, date dalla visibile mancanza di lucidità del protagonista, che è per giunta sotto assunzione di farmaci. 

La storia narrata riprende dinamiche familiari tipiche ma non per questo obsolete; strutture senza tempo rivisitate alla luce della modernità, arricchite dal plurime riferimento ai social network e alle personalità conosciute dei tempi correnti. Non mancano infatti accenni a Cannavacciuolo, a Mara Maionchi, a Pippo Baudo, alla Rai (ma anche a Del Piero, a Don Matteo, a George Clooney ecc…) né tantomeno richiami ai tormentoni attuali, quali la canzone dei Maneskin e quella di Mahmood. 

Buccirosso tocca e affronta vari temi, tra cui l’autentico rapporto padre-figlia (Viola è infatti costantemente al capezzale del padre a battersi per lui) e quello tipicamente conflittuale con la suocera, la crisi coniugale e il sospetto del tradimento, l’apparente fine di un amore, l’accudimento nella perdurata degenza, l’eutanasia, l’abbandono degli anziani, l’affetto e la vicinanza dei familiari che sembrano essere l’unica cura alla malattia dell’animo, la mancanza di fede e il bisogno di tornare a credere (tema apportato dalla figura di Padre Gabriele, sacerdote interpretato da Gino Monteleone), il fallimento di uno Stato assente nell’elargizione di sussidi ma presente esclusivamente per la riscossione delle imposte (la cd «strafottente Italia»).

Lo spettacolo si rivela quindi essere una critica ragionata, velata da un tipo di comicità che si eregge su fraintendimenti esilaranti creatisi grazie a giochi di parole adoperati mediante il dialetto napoletano; una comicità, inoltre, acuita dal macchiettismo dei diversi personaggi (tra questi spiccano il postino e il filippino Danilo, interpretati da Davide Marotta e Matteo Tugnoli). 

La particolarità dell’opera sta soprattutto nel raffigurato, e solo alla fine svelato, mix tra mondo reale e mondo onirico, il quale porta lo spettatore a rivalutare continuamente il susseguirsi degli eventi, prendendo parte a sua volta della follia del protagonista. Si giunge dunque alla chiusura del sipario con la consapevolezza che dietro la comicità portata in scena, si celi molto di più. 

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