Maurizio de Giovanni racconta le sue rondini d’inverno.

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<<Le rondini, sai. Le rondini non conoscono niente. Non guardano il mondo. Vanno, tornano. Pensano a sè stesse, le rondini. Io negli anni mi sono fatto un’idea, sulle rondini. Credo che sognano. Ma un sogno solo: altrimenti non farebbero tutte la stessa cosa, no?>>

Rondini d’inverno è l’ultimo romanzo, ambientato ancora una volta nella Napoli degli anni ’30, di uno dei narratori più amati dai lettori italiani: Maurizio de Giovanni. Un altro caso di omicidio da risolvere ed un ennesimo successo editoriale per un autore capace come pochi, di scrutare nel profondo le anime dei suoi protagonisti. Attualmente l’autore partenopeo è in vacanza all’albergo Regina Isabella a Lacco Ameno (Ischia) e ci ha concesso una breve intervista.
Quando gli è stato fatto notare il suo grandissimo successo popolare, che nell’editoria è considerato un peccato quasi mortale, ha controbattuto dicendo:<< Racconto storie. Personaggi che ho immaginato in un certo contesto storico e sociale,ma ho l’ambizione di essere ascoltato dal maggior numero possibile di persone. Diffido da chi afferma di scrivere per se stesso. Sono felicissimo di essere un autore popolare, alle critiche vado poco: in libreria uno sceglie quel che più gli piace o interessa>>. Maurizio de Giovanni è onvinto che  Napoli abbia mille aspetti che cambiano continuamente e secondo lui bisognerà trovare altri modi ancora per raccontarla. Egli insinua di vedere il genere noir nel suo futuro ancora per poco, eppure, da quando esordito, non ha più smesso. Addirittura il ciclo di Bastardi di pizzo Falcone è diventata una serie tv di successo.
Intanto, nelle librerie, è arrivato il suo ultimo romanzo dedicato al commissario Ricciardi. Così gli abbiamo chiesto <<Scriverebbe mai di un caso di cronaca?>> -Prontamente risposto-<< Occuparsi di qualcosa che si sa già come va a finire non è il massimo per uno scrittore. In una raccolta di racconti ho affrontato nove storie di cronaca che hanno appassionato l’Italia, mi sono concentrato però, sul punto di vista di uno solo dei personaggi coinvolti nella famiglia. Una prospettiva diversa che offre squarci di lettura inquietanti>>.
A proposito di Ricciardi, “l’amore non esiste per renderci felici ma per dimostrarti quanto fonte possiamo essere nel dolore, nella comprensione e nella sofferenza.” , ma per l’autore noi <<siamo abituati a considerare l’amore come una condizione statica. Invece è un flusso. Le storie d’amore nascono, crescono, maturano e finiscono. Come nella vita di chiunque, possono essere segnate da malattie precoce condizioni patologiche croniche. Se fotografiamo l’amore in un certo momento, ricordiamo così invertissimo i personaggi e sui loro sentimenti.>> È importante però approfondire che ruolo abbiamo i fantasmi di Ricciardi in questo flusso d’amore così complicato e nespresso:<< Sono una dannazione. La compassione, cioè la piena condivisione del dolore altrui, rende soli. Contrariamente a quanto ci si aspetta. È una condizione così rara che diventa quasi un marchio di diversità. Questo il paradosso del commissario Ricciardi: la compassione lo rende solo.>>
Nonostante quando non scrive o non legge, cerca di dormire, riesce sempre a pensare a dei nuovi moduli narrativi in editi per raccontare Napoli. << Diversi autori negli anni si sono succeduti per sventrare la città, prima tra tutte Matilde Serao. Noi narratori abbiamo la fortuna di poter vivere una città così articolata che offre continuamente spunti e punti di vista diversissimi. La Napoli del commissario Ricciardi, negli anni 30, ad esempio, è una città miserabile ma dignitosa. Col tempo la miseria è diminuita ma si è persa molta dignità.>>.
Ovviamente “meglio si scrive, più è difficile produrre un buon libro”: << Il mestiere uccide il caos che regna nel noir? >>. De Giovanni :<< La scrittura non deve dominare la storia. Quando accade, ci si distrae. Il lettore vuole seguire vicende e personaggi, non perdersi dentro le elucubrazioni espressivi di chi scrive. Io sono fortunato perché, rispetto ad altri colleghi molto più bravi di me, sono uno scrittore di livello non è alto. Questo mi aiuta a raccontare meglio le storie che ho in mente>>. 


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