A Benevento va in scena il buio

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Organizzato dal Comitato Giovani dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, a Benevento va in scena l’Aperitivo al Buio. Spritz o succo di frutta, rustici, olive e arachidi. Sembra un aperitivo come tanti, qualche chiacchiera; ma la particolarità è stata la completa oscurità che avvolgeva la stanza della Rocca dei Rettori dove è stato organizzato l’evento. Un’ora in cui, tra vedenti e non, si azzerano le differenze, in cui non importa vedere ma il sentire, toccare, odorare e ascoltare. E in quel tempo, forse, l’handicap l’avevano le persone normali, quelle abituate a vedere il mondo fatto di forme e colori, quelle persone che si sanno muovere solo alla luce del sole e che temono il buio; mentre gli altri, quelli con “problemi”, si muovevano in modo perfetto in quel mondo fatto di suoni e di piccoli appigli.

“Dite cieco, non è una brutta parola,” spiegano gli organizzatori durante l’evento, intrattenendo i numerosi ospiti accorsi da Benevento e provincia. “Al giorno d’oggi siamo abituati a dire ‘non vedenti’, troppo presi dal politically correct. Perché non si può dire che una persona è cieca? Perché dobbiamo dire non vedente? Non è un crimine, non è una cosa di cui ci vergogniamo. È una malattia, un difetto fisico, una condizione irreversibile e chiamarla con un altro nome non la rende più piacevole, meno problematica. Chiamateci ciechi.”

I ragazzi organizzatori dell’evento, provenienti da Benevento e Napoli, hanno fatto ridere e pensare, fatto battute e portato consapevolezza. Hanno fatto capire a uomini e donne, ragazzi e ragazze come può essere vivere in una condizione tale, quanti ostacoli debbano affrontare quotidianamente – il tutto davanti ad un aperitivo, tra domande e risposte degli ospiti, tra oggetti toccati e annusati.

E quando poi è affiorata quella piccola candela nel buio, quella piccola luce che ha rischiarato l’oscurità a cui ormai gli ospiti si erano abituati, dove avevano trovato una loro, seppur marginale, dimensione, il mondo ha ripreso la sua banale consistenza: perché il buio fa paura, certo, ma crea anche un mondo libero da ogni tipo di pregiudizi. Al buio tutte le persone sono uguali.


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