“Mi intriga molto il personaggio febbricitante”-Intervista ad Alessio Boni

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Alessio Boni nei panni di Fausto Morra, in una scena tratta dalla nuova fiction di Raiuno "La strada di casa".

Non solo “La ragazza nella nebbia” di Carrisi, al cinema dallo scorso 26 ottobre 2017, ma anche la fiction Rai “La strada di casa” di Riccardo Donna per la televisione dal prossimo 14 novembre, e ancora per il cinema, in sala dal 16 novembre, “Agadah” con la regia di Alberto Rondalli, dal romanzo ottocentesco del conte polacco Jan Potocki “Manoscritto trovato a Saragozza”. L’attore bergamasco Alessio Boni è il personaggio più versatile dell’intero panorama dello spettacolo italiano.  Una carriera brillante, dettata solo da una grande passione, emersa in età adulta, un talento strabordante che gli ha cambiato la vita. Tanto cinema, molto teatro (attraverso lo spettacolo teatrale “I Duellanti” ha anche rivelato grande maestria come regista), altrettante serie televisive di ogni tipo, drammatiche e non (ricordiamo il simpaticissimo personaggio comico di Adriano nella seconda stagione della serie Tv Rai di Ivan Cotroneo “Tutti pazzi per amore”). Ha impersonato moltissimi volti di rilievo, dalla letteratura dei grandi classici, alla storia, all’arte e alla musica: Heathcliff in Cime Tempestose, il principe Andrej Nikolaevič Bolkonskij in Guerra e pace, Ulisse, Caravaggio, Puccini, Walter Chiari, solo per citarne alcuni.

Insomma, un artista a 360° che da circa un ventennio ha dominato lo scenario televisivo, cinematografico e teatrale italiano, sempre con grande perizia, senza mai deludere le aspettative; ma soprattutto un personaggio di alto valore e di spessore, prima ancora che di successo.

  • «Vorrei partire da una scena di “La ragazza nella nebbia” in cui Lei, nei panni del professore di Lettere, Loris Martini, afferma: “Perché è il male il vero motore di un racconto, è il cattivo che fa la storia!”. In tal senso Lei di “storie” dal punto di vista artistico ne ha fatte parecchie, solo per fare un esempio, cito il personaggio dell’ex terrorista, Giorgio Pellegrini in “Arrivederci, amore ciao” (film di Michele Soavi del 2006); ve ne sono, poi, altri che pur non essendo propriamente cattivi, esplodono, nella loro follia, come, Heathcliff in “Cime tempestose” (miniserie della Rai del 2004, diretta da Fabrizio Costa); Ulisse in “Il ritorno di Ulisse” (serie televisiva del 2013, diretta da Stephane Giusti), solo per citarne alcuni. Come mai le vengono affidati spesso ruoli di questo tipo e cosa si prova emotivamente ad interpretare il cattivo?»
  • «Intanto, vorrei chiarire che Heathcliff non è cattivo, è soltanto un uomo innamorato, Giorgio Pellegrini, invece, sì, diceva bene, è proprio abbastanza cattivo. In realtà, è una scelta personale, sono io ad optare sempre per quei ruoli in accordo con registi ed altre figure professionali, perché mi intriga molto il personaggio febbricitante, caratterizzato da grande dinamismo ed in grado di scardinare; colui che subisce un’evoluzione nel corso della storia, o una crescita personale, fino ad un’esasperazione delle sue passioni. Si tratta di gusto personale. Quello del cattivo è un ruolo molto impegnativo anche da un punto di vista emotivo, e, forse è catartico, perché vien fuori tutto. A volte, nella totale full immersion che un personaggio di questo tipo comporta, si può anche provare l’angoscia di vivere il male, e quindi è necessario, sebbene si trascorrano molte ore sul set, trovare modo di distaccarsi e sdrammatizzare un po’, che so, facendosi una suonata con la chitarra per qualche ora.»

 

  • «Al di là del suo ruolo attoriale che l’ha vista spesso nei panni del cattivo, Lei nella realtà è un uomo molto impegnato nel sociale: l’ho vista protagonista di diverse campagne come quella in Zimbabwe per sostenere il CESVI nella lotta contro l’AIDS; molto sensibile anche al tema della violenza contro le donne (recentemente il cortometraggio con Ambra Angiolini “Uccisa in attesa di giudizio” diretto da Andrea Costantini; nel 2011 una puntata della Rai “Mai per amore- La fuga di Teresa” diretta da Margarethe von Trotta, con Stefania Rocca, contro la violenza psicologica). Un attore deve avere un mondo emotivo forte e soprattutto deve essere in grado di esprimerlo attraverso l’identificazione. Dove fissare, allora, il discrimine tra bene e male? Tra vita privata e professionale?»
  • «In verità, io penso che un mondo emotivo forte lo abbiamo tutti, non solo io, anche lei, come chiunque altro. Siamo umani e nasciamo così, è qualcosa che ci portiamo dentro e che ci caratterizza nel profondo. L’unica differenza è che c’è chi è abituato a stuzzicarlo e a lavorarci e chi no; forse l’attore per professione ne ha più dimestichezza, rispetto a chi pratica altre attività lavorative, ma ciò non toglie che potrebbe farlo chiunque e non bisogna necessariamente essere attori. Faccio un esempio paradossale: potenzialmente c’è una prostituta in ogni donna, ma se non va a potenziare quel lato è allo zero % e non emerge. Quando ci si trova, invece, di fronte alla necessità di interpretare quel ruolo, l’attrice osserva le prostitute reali, le studia, chiacchiera con loro, fino a far emergere quella parte di sé. Il discrimine tra bene e male non è mai facile da fissare. Il male è un indotto spaventoso, è come un fiume in piena dotato di grande forza dirompente e travolgente, il confine a volte può essere molto labile, ma è necessario non solo saper entrare, anche sapere uscire dal personaggio che si interpreta, al di fuori del set.»
  • «“La ragazza nella nebbia” è molto attuale perché riesce a sviscerare una realtà contemporanea nuda e cruda, quella della strumentalizzazione del dolore attraverso un circo mediatico, e ancora, del turismo del terrore per una spettacolarizzazione della cronaca nera. La nostra è una società in cui l’umanità è stata risucchiata dal progresso tecnologico e dall’importanza di fare audience, Lei che è anche un grande attore teatrale pensa che il teatro possa essere un valido alleato per il recupero dell’umanità?»
  • «Tutto ciò che va a stimolare il sentimento umano è un valido alleato per il recupero dell’umanità, non solo il teatro, ma anche la poesia e la letteratura. Ogni cosa, purché ci permetta di rinascere attraverso il miracolo della catarsi e di provare emozioni, ricostruendoci da capo.»
  • «Dal 14 novembre andrà in onda su RaiUno “La strada di casa”, in cui Lei interpreta Fausto Morra, un padre di famiglia che, a causa di un incidente, finisce in coma e dovrà fare i conti con il passato e con la memoria. Come si è preparato per entrare in questo ruolo? Quando si vive un’esperienza forte sul set come quella del coma, se ne può trarre un insegnamento anche fuori? O è una finzione fine a se stessa?»

 

  • «Mi son preparato come faccio sempre, da anni: quando so che devo interpretare un determinato ruolo, scartabello tutto e studio tantissimo per prepararmi al meglio, sia in senso teorico, sia pratico, con tutta una serie di contatti con le persone più vicine al personaggio da impersonare. Nel caso specifico di “La strada di casa” sono stato molto vicino ad uno psichiatra, mi sono sottoposto ad esercizi di analisti, per sperimentare cosa si provi ad uscire dal coma. Per esempio, ho dovuto imparare a stare su una sedia a rotelle. Il mestiere dell’attore non è mai una finzione fine a se stessa, ma comporta sempre un grandissimo arricchimento a tutti i livelli. Ogni ruolo insegna sempre qualcosa e dona tantissimo in termini umani: ogni volta è come ricominciare da capo, da quando si è neonati.»
  • «Dal 16 novembre uscirà al cinema “Agadah” in cui Lei interpreterà un cabalista ebreo. È una storia del 1700. Qual è il suo rapporto con i film storici?»

 

  • «Bellissimo, mi piace molto ritrovarmi in cast di film storici perché ti permettono di rivivere epoche che altrimenti non potresti mai, inoltre, insegnano la storia in modo assai più efficace dei libri. Quella che interpreti non è una storia che dall’esterno devi appiccicare nella mente con sforzo, ma al contrario, una storia che diviene tua e che tu hai il compito di restituire dall’interno all’esterno e ti resta dentro per sempre, attaccata addosso come una parte di te e non puoi più dimenticarla.»

Si ringrazia per la cortese disponibilità l’attore e regista Alessio Boni, presto nuovamente in Tv e sul maxi schermo.


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3 COMMENTS

    • Non lo abbiamo cancellato noi, ma il sistema, lo riporto qui:
      “Carissimo Alessio lei è un attore straordinario, ma non sono affatto d’accordo con la sua affermazione “C’è una prostituta in ogni donna”. Affermazione che ha fatto anche lo Psichiatra Giampaolo Morelli in una recente intervista, per poi cercare di rimediare in qualche modo alla stessa. Sarebbe come dire “C’è un porco in ogni uomo”. Io penso che non è possibile potenziare un lato del carattere se questo non fa parte dell’indole e della personalità di un individuo, che è data dalla combinazione della genetica, delle attitudini e dall’influenza che l’ambiente esercita sull’individuo. Capisco che oggigiorno si sia portati a generalizzare per la”crisi etica” in cui siamo immersi. Non diamo sempre e solo colpa alle donne, ma riflettiamo sul sistema società e su come, nel nostro piccolo, possiamo cercare di cambiarla cercando di non sacrificare i nostri valori in nome del successo e del denaro. Poi, nel caso di un’attrice che debba interpretare una prostituta può sicuramente documentarsi e utilizzare il suo tanto decantato metodo “mimesico”, che, per chi non lo conoscesse, deriva dal greco “Mimésis”, ossia “imitazione”. Secondo me non è necessario trovare la prostituta che ogni donna ha in sé.”

      • Personalmente, cara Giovanna, in quanto autrice dell’intervista, son d’accordo con lei, ma devo anche dire che il signor Boni ha premesso “Faccio un esempio paradossale” e non intendeva certo offendere il genere, ma semplicemente rispondere ad una domanda sulla recitazione, rendendo più chiaro il concetto attraverso l’esempio, paradigmatico e che si poneva sulla temperie culturale dell’affermazione del Dottore Raffaele Morelli. Era ben consapevole del polverone mediatico suscitato da quest’ultima e non si è voluto esprimere in merito. La ringraziamo comunque per la sua preziosa osservazione.