Pompei, riemerge un deposito di anfore intatte

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L’antica città di Pompei non smette di stupire, dall’eruzione che l’ha sepolta nel 79 d.C. continuano a riemergere reperti che ci consentono di tornare indietro nel tempo e di ricostruire la vita ordinaria della città prima di quella terribile notte. Qualche giorno fa, infatti, nel Parco Archeologico, presso la Schola Armaturarum dove è in corso il restauro degli affreschi originali salvatisi dal bombardamento del 1943, alle spalle della struttura è stato riportato alla luce un deposito di anfore formato al momento da quattordici reperti immersi nel lapillo.Le anfore sono intatte e servivano a contenere generi alimentari come olio, vino e il garum, la famosa salsa di pesce così amata dai pompeiani. Inoltre un’anfora presenta iscrizioni dipinte in cui si leggono numeri, a indicare i quantitativi, e molto probabilmente ciò che essa conteneva. Su una delle pareti dell’ambiente del ritrovamento sono presenti dei graffiti che confermano come esso era usato quale deposito e per l’attività di stoccaggio merci. In effetti Pompei era una città molto attiva e nel corso del II e del I secolo a.C. si era gradualmente industrializzata. Ogni otto giorni, come nelle località vicine, si teneva il mercato e numerose erano le attività commerciali nelle diverse insulae. L’esatta destinazione della Schola Armaturarum come deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a destare dubbi per questo continuano gli scavi per chiarirli. Finora si conosceva soltanto l’edificio scavato nel 1915 e che si affacciava su via dell’Abbondanza e gli archeologi si sono voluti concentrare sul retro proprio per conoscere meglio la funzione di quella struttura che ha proprio dato inizio alla stagione di recupero del sito. Massimo Osanna, Direttore del Parco archeologico ha infatti affermato che: “Pompei ha iniziato una nuova stagione, quella di una ricerca archeologica intensa e del prosieguo della conoscenza del sito. Dopo il suo recupero, attraverso la messa in sicurezza di tutte le sue regiones, l’apertura di nuove domus restaurate, la restituzione alla fruizione di interi quartieri finora inaccessibili, grazie al recupero della percorribilità di quasi tutte le vie urbane, ci si può dedicare anche ad attività di scavo, che si affiancano alla manutenzione programmata e che consentiranno di fornire nuove ipotesi alla storia della vita quotidiana degli antichi, in alcuni casi dando risposta a quesiti irrisolti, come potrebbe essere per la Schola armatorarum”. Gli scavi di quest’area proseguono e le anfore ritrovate verranno ricollocate poi in situ nell’ambito del più ampio progetto di valorizzazione del “museo diffuso” che il Parco archeologico sta adottando negli ultimi mesi.


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