“Scegliere le parole giuste per trasformare le situazioni”-Intervista a Carofiglio

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#Letredelmattino è stato edito da #Einaudi appena lo scorso ottobre 2017 ed è già in cima alle classifiche tra i libri più letti dell’intero anno. È il più recente capolavoro di una delle migliori penne impostesi nel panorama letterario italiano contemporaneo. La firma è quella di #GianricoCarofiglio, personalità carismatica, alto profilo professionale: autore, politico e magistrato che, precedentemente, ha fatto sognare con i casi dell’#avvocatoGuerrieri, “eroe riluttante e malinconico”. Tra i suoi principali successi, Testimone inconsapevole (2002), Ad occhi chiusi (2003), Il passato è una terra straniera (2004), Ragionevoli dubbi (2006), con i quali ha aperto la strada in Italia al genere thriller legale. Ora un romanzo diverso, con cui sondare le profondità dell’animo umano e la complessità delle relazioni parentali attraverso la lunga convalescenza da una malattia. La scoperta dell’epilessia si rivela, infatti, provvidenziale per il protagonista Antonio, un liceale solitario, ai fini del recupero di un intenso rapporto filiale con il padre, di grande complicità.

  • L’EPILESSIA, da stigma di inferiorità di un reietto, a carattere distintivo di un eletto, membro di una categoria speciale di esseri superiori: tutto, solo grazie alle parole del professor Gastaut. Spesso, nei Suoi romanzi, fin dai tempi dell’avvocato Guerrieri, ha insistito sull’importanza della PAROLA, sul suo delicatissimo, ma decisivo, ruolo, non solo ai fini della teorica definizione di situazioni, ma anche e soprattutto, nel concreto approccio che ne determina il modo di viverle. Di conseguenza la VERITà diventa RELATIVA alla PAROLA, e al contempo RIVELATA dalla stessa. Cosa ha determinato in Lei questa convinzione: il suo mestiere di autore, di magistrato o di politico?

Difficile dare una risposta definitiva sul punto. Sicuramente ho cominciato a riflettere sul tema della verità quando facevo il magistrato – in particolare il pubblico ministero – e mi occupavo di indagini su gravi reati. Facendo questo lavoro senza pregiudizi ci si rende conto di quanto sia difficile ricostruire i fatti del passato e di quanto sia indispensabile tenere conto di punti di vista molto diversi per arrivare alla verità e dunque a decisioni giuste e accettabili.

  • La PAROLA può essere, tuttavia, la più grande fonte di COMPRENSIONE, ma anche e soprattutto, di INCOMPRENSIONE, dando facilmente adito ad equivoci, a fraintendimenti e a mistificazioni della realtà. È quello che accade ad Antonio, giovane protagonista del romanzo, vissuto per tanti anni all’ombra di una misteriosa, quanto improvvisa, separazione dei genitori, che aveva ingiustamente molto penalizzato il suo rapporto col padre. “E anch’io applaudii e continuai a farlo, finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento”. Ai fini di una comunicazione efficace, secondo Lei, è più importante il codice verbale e l’uso della PAROLA GIUSTA, o l’intelligenza corporea?

Non istituirei una gerarchia, sono importanti tutte e due le cose. È importante la comprensione di tutte e due le cose. Poi certo io sono affascinato dal potere trasformativo della parola, dal fatto che, scegliendo le parole giuste, sia possibile trasformare le situazioni, i rapporti fra le persone. Sono affascinato dalla possibilità che enunciò con grande forza poetica Rosa Luxemburg: “Anche solo dare il nome giusto alle cose è un gesto rivoluzionario”

  • Si è parlato spesso di “Le tre del mattino” come l’opera dell’EPILESSIA, del JAZZ e della MATEMATICA. In realtà, si tratta di un vero e proprio romanzo di formazione, con un ricco bagaglio letterario itinerante che vede: Dumas, Hugo, Fitzgerald (a cui si fa un grande omaggio nel titolo), Kawafis (piace moltissimo anche a me), Sant’Agostino, nella concretizzazione di un approccio esistenzialista alla vita. Tra i vari spunti di riflessione è particolarmente toccante il discorso sul SUICIDIO. Lei trova che sia importante confrontarsi su un argomento tanto difficile nei rapporti umani, o che sia preferibile tralasciarlo al silenzio dovuto a quello che è inevitabilmente un terrificante tabù per un essere vivente?

Credo non sia mai una buona idea decidere di ignorare un argomento delicato, scomodo, disturbante. Anzi la letteratura esiste per raccontare le cose che ci disturbano, che ci imbarazzano, che ci mettono paura. La buona storia e i buoni personaggi nascono e si sviluppano proprio su questi temi.

  • La MATEMATICA e il JAZZ nel romanzo divengono due modelli privilegiati di approcciarsi alla vita. L’uno come TALENTO da trasformare in un tentativo rassicurante di delimitarne il caos, cercando di ricondurlo ad un ordine razionale; l’altro come CREATIVITà, imprevedibilità del genio che sfugge a qualsiasi definizione, ma nell’intenzione persegue pur sempre una destinazione, mirando al COME e al DOVE. A quale dei due Lei si sente più vicino?

Oscillo. A volte prediligo una dimensione più razionale, altre – più spesso, forse – preferisco l’orizzonte più libero della creatività, della fantasia. Ma a pensarci bene forse è proprio questa la dimensione fisiologica, la dimensione più sana. L’oscillazione perpetua – e possibilmente gioiosa – fra ragione e fantasia, fra calcolo e intuizione.

  • Le tre del mattino” ha avuto un grandissimo successo, è tra i romanzi più letti del 2017. Ha mai pensato ad una trasposizione cinematografica? Se sì a chi la affiderebbe?

Beh, potendo scegliere mi piacerebbero molto i fratelli Coen.

 

 

Si ringrazia per la cortese disponibilità l’autore Ganrico Carofiglio.


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