La corsa ai voti e l’inconsistenza didattica

Si racconta che una volta- prima che la raccapricciante cronaca scolastica della contemporaneità si facesse circondare da un enorme polverone mediatico, che celebra con tanto rumors l’antiexemplum, facilmenteexemplum per una natura umana istintivamente predisposta all’aemulatio-la scuola fosse uno spazio di formazione e di educazione.

Si vocifera, addirittura, che gli insegnanti spiegassero, gli studenti ascoltassero, studiassero e, soprattutto, imparassero.

Sembra che solo in un secondo momento il magistersi dedicasse a fare un bilancio dell’apprendimento attraverso la valutazione e il giudizio, le fasi conclusive del suo magistero.

Sembra difficile crederlo in tempi in cui gli insegnanti sono talmente ottemperati da obblighi burocraticie scadenze temporali inerenti le valutazioni, che il bilancio è divenuto addirittura preliminare all’apprendimento, quasi di secondo ordine. La scuola ha, così, smarrito la sua funzione di guidae si è trasformata in un’azienda di calcolo che elabora continuamente numeri, dimenticando di investire su potenziale umano. E, così, gli insegnanti, perduti tra i loro mille doveri, sacrificano proprio  quellodella didattica, gli studenti un po’ a torto, un po’ a ragione, trascurano quello dello studio e i genitori mancano di seguirli pedissequamente in quel processo delicatissimo che è l’apprendimento. Al contrario, come uomini di affari, dalla scuola attendono e pretendono solo risultati numerici ben precisi e protestano qualora questi non siano conformi ai loro desideri, alle  aspettative, o aspirazioni.

Si rivolgono, allora, alla figura in vetta all’azienda scuola, quella del dirigente, che tra l’incudine e il martello, deve, innanzitutto, tutelarsi per non incappare in provvedimenti penali di genitori esaltati o dalla denuncia facile, in secondo luogo, anche di fronte ai soprusi, deve cercare di far valere le logiche di mercato, per le quali “il cliente ha sempre ragione”.

In un sistema così tanto sballato, che ha perso di vista il suo obiettivo primario- che è quello della formazione, attraverso la didattica da parte del docente, lo studio da parte dello studente e il silenzioso, ma sciente affiancamento del genitore, assicurandosi che ciò avvenga e affidandosi con fiducia al giudizio di chi le valutazioni le fa, tristemente, per mestiere- che i ragazzi siano fortemente disorientati è solo una diretta conseguenza. Non bisogna dimenticare, infatti, che più di ogni altro, essi sono le vittime di questo sistema balordo, oppressi da un lato dall’essere continuamente messi sotto giudizio, anche quando non ci sarebbero realmente gli elementi per farlo, perché non forniti dal docente in modo adeguato, in nome della corsa ai voti; dall’altro pressati dalle rovinose pretese dei genitori, i quali, il più delle volte agiscono mossi da personale vanità e  private questioni di rivalità con altre conoscenze comuni, da intenti competitivi e per prestigio piuttosto, che per etica  educativa e pedagogica. Senza contare che i ragazzi sono, ormai, il bersaglio dei più recenti fatti di cronaca, quelli contro i quali si punta più facilmente il dito, senza annoverare che la vera colpa sia di chi c’è dietro ai ragazzi: famiglie assenti o presenti in modo inappropriato; inoltre, sempre la cronaca, ha contribuito a creare il mito della santità degli insegnanti, della loro assoluta innocenza e, invece, troppo spesso passano in ombra dei metodi “didattici” alquanto discutibili; dei rimproveri con accuse  molto offensive sul personale (da reale denuncia) assai inopportuni; l’uso in modo coercitivo degli strumenti che un insegnante ha a disposizione, lo scarsissimo rispetto della dignità del singolo in nome della propria autorità e di una gerarchia dei ruoli che si vuole a tutti i costi difendere con le unghie e con i denti, anche quando non è assolutamente necessario.

L’atteggiamento a scuola di uno studente, giovane alle prese con le problematiche adolescenziali imposte dall’età, in piena crisi ormonale, riflettein termini di rispetto per lo più- o dovrebbe nella maggior parte delle situazioni- in modo speculare quello del docente, salvo casi particolari che dovrebbero allora essere già monitorati dalle famiglie.


Stampa in PDF


Sei arrivato fin qui

  Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge il Corriere della Campania senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.  

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi del Corriere della Campania e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.  

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.  

Grazie, Amerigo D'Amelia

I commenti sono chiusi.