Mariam e Laila, uno sguardo all’Afghanistan attraverso il burqa

Quando parole come Allahu Akbar non facevano ancora rabbrividire l’Occidente, Khaled Hosseini le aveva già importate in quella brezza tutta orientale e dal sapore elegiaco di compianto della propria patria, che permea il suo capolavoro del 2007, “A Thousand Splendid Suns”.

È la parabola dell’Afghanistan, Repubblica islamica dal 1992, con capitale Kabul, terra martoriata e protagonista di numerosissime vicende cruente, che con la presa del potere della fazione dei talebani (a partire dal 1996 fino al 2001) si trasforma nel luogo della legittimazione di ogni repressione sottoestremismi e forme di integralismo islamico.Si arriva, così, all’attentato terroristico dell’11 settembre 2001, alle Twin Towers di New York, e alla guerra con gli Stati Uniti, che decidono di invadere l’Afghanistan con l’operazione EnduringFreedom, per la fine del regime talebano e la distruzione della rete di Al-Qaida.

Il tutto è raccontato attraverso gli occhi velati dal burqa di due donne, Mariame Laila, vittime del regime, figlie, ripudiate, di una patria truce e sanguinaria che non ne ammette più l’esistenza, cancellandone ogni libertà e dignità e popolandola di oppressione. Una vita che ha il volto tetro della morte, ma che alla stessa sopravvive con la medesima arma mortifera della violenza- è legittima difesa, istinto di sopravvivenza- e trova la forza di riaffermare il proprio diritto all’esistenza, anche attraverso la necessità del sacrificio umano.La morte, se scelta deliberata e affrontata con serenità, può assumere, talvolta, una dignità sconosciuta, come avviene per Mariam, e riscattarla dalla prigionia di una vita agonizzante, offrendo, così a Laila il sogno della libertà. Dura lex, sedlex. Tra le righe di un romanzo forte, che narra una storia di crudeltà inaudita, si fa spazio una grandissima umanità, nella solidarietà femminile tra le due donne, come un fiore nel deserto.


Stampa in PDF


Sei arrivato fin qui

  Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge il Corriere della Campania senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.  

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi del Corriere della Campania e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.  

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.  

Grazie, Amerigo D'Amelia

I commenti sono chiusi.