Trump impone dazi all’Unione europea: cosa sono e chi colpiranno maggiormente

In vigore dal 1° giugno i nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump su acciaio e alluminio: nel mirino Canada, Messico e Unione europea. Angela Merkel: «Tariffe illegali»

I tanto annunciati dazi da parte dell’amministrazione Trump sono infine arrivati: 25% sull’acciaio e 10% sull’alluminio imposti dal 1° giugno a Canada, Messico e Unione europea, dopo che il 23 marzo erano già entrati in vigore per Cina e Giappone. La politica attuata dal Presidente Trump è quella che si è soliti definire “protezionistica”: i dazi servono a proteggere le produzioni locali scoraggiando il consumo di merci importate. L’amministrazione Trump afferma di voler difendere con le nuove imposte l’industria siderurgica americana decimata da decenni di commercio scorretto. Secondo una relazione del Dipartimento per il commercio degli Stati Uniti, pubblicata a metà febbraio, la concorrenza sleale avrebbe comportato un calo degli occupati del 35% nell’industria dell’acciaio negli ultimi vent’anni e del 58% in quella dell’alluminio solamente tra 2013 e 2016. Lo studio, commissionato dallo stesso governo Trump, è bastato al Presidente per ripescare una norma del 1962 contenuta nel Trade Expansion Act che consente di attuare l’articolo 21 del General Agreement on Tariffs and Trade, firmato a Ginevra nel 1947 da 23 nazioni. Secondo la norma, in caso di minaccia alla sicurezza nazionale, il Presidente può imporre dazi doganali senza richiedere l’autorizzazione dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). L’articolo 21 è piuttosto vago su quali siano le condizioni per l’intervento del Presidente, ma esiste un tacito accordo affinché venga attuato solo in situazioni estreme, e nella storia si ricordano solo pochi casi, tra cui il boicottaggio di prodotti della Cecoslovacchia da parte degli Stati Uniti nel 1949, in piena Guerra fredda.

La quota di acciaio importata negli Stati Uniti rispetto al totale consumato è del 27%, con le maggiori percentuali in arrivo da Canada, Brasile, Corea del Sud e Messico, per un totale di circa 30 miliardi di dollari l’anno. L’interscambio commerciale Stati Uniti-Europa, invece, è di 720 miliardi di dollari, mentre quello di acciaio e alluminio non arriva ai 6 miliardi e mezzo di dollari. Il Paese che risentirà maggiormente dei dazi imposti all’Europa è la Germania, che vende acciaio a Washington per circa 1,4 miliardi di dollari l’anno, mentre il valore dell’export di acciaio e alluminio dall’Italia si ferma a 650 milioni di dollari. Dura la reazione di Angela Merkel, che ha definito le tariffe imposte dall’amministrazione Trump «illegali» e ha invitato l’Europa ad una reazione unitaria e decisa. Il presidente francese Macron, intanto, ha telefonato alla Casa Bianca annunciando una dura reazione europea. Le ritorsioni verso gli Stati Uniti sono studiate per colpire le produzioni degli Stati e dei collegi elettorali dove Trump è più forte : Motociclette Harley Davidson, jeans Levi’s e bourbon sono i prodotti su cui l’Europa potrebbe a sua volta introdurre dazi per un valore di 218 miliardi di euro. Dal Messico ritorsioni su prodotti come uva, mele, e carne di maiale, mentre il Primo ministro canadese Justin Trudeau definisce i dazi su acciaio e alluminio »totalmente inaccettabili». Il segretario statunitense Ross non sembra però spaventato dalle minacce e afferma che i possibili dazi imposti sarebbero «solo una piccola parte dell’economia statunitense da 18.000 miliardi di dollari».

La guerra di tariffe già esplosa con la Cina potrebbe dunque giungere anche in Europa, ma se la presa di posizione di Trump appare giusta nei confronti delle tariffe cinesi ferme alla fine degli anni Novanta, quando la Cina era considerata un’economia del Terzo mondo, la questione appare assai più complicata verso partner come Canada e Unione europea. Gli economisti sono in genere scettici sull’efficacia delle barriere doganali: gli effetti nell’immediato possono svanire sul lungo termine e portare ad un aumento di prezzi per i consumatori finali. Noto il precedente di George W. Bush, che nel 2002 impose dazi sull’import di acciaio dall’Unione europea, frettolosamente rimossi due anni più tardi dopo aver provocato perdite per 200mila occupati nelle industrie siderurgiche americane che annaspavano a causa dell’aumento di prezzi e per le contromisure imposte dall’Unione europea. Ad ogni modo, lo scontro USA-Europa potrebbe infiammarsi nel caso di introduzione di tariffe sulle automobili, settore con numeri assai più elevati. Gli Stati Uniti importano ogni anno 8 milioni di automobili e furgoni in particolare da Messico, Canada e Corea del Sud. Anche l’Europa sarebbe particolarmente colpita, però, con perdite di 28 miliardi dollari per la Germania, 8 e 5 miliardi di dollari rispettivamente per Gran Bretagna e Italia.


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