Napoli: pochi veri problemi e troppe polemiche sterili

Dall'inutile questione della maglia all'assenza dei big, critiche inutili. L'unico problema vero è il rinnovo di Insigne e nessuna rivale è più attiva sul mercato

La stagione del Napoli 2021/2022 è ufficialmente iniziata con il ritiro di #Dimaro2021, come l’ha ribattezzato la società partenopea sui social. In queste settimane, dopo un lungo silenzio, hanno già parlato più volte la proprietà, direttamente dalla voce del patron Aurelio De Laurentiis, e il tecnico Luciano Spalletti. Agli ordini del nuovi mister si sono radunati 27 giocatori, ma in realtà i nomi importanti, almeno quelli della prima squadra dello scorso anno, sono davvero pochi. Di fatto solo 11 giocatori non sono giovani della primavera o rientranti dai prestiti, fra i quali molto lo scorso anno sono state solo delle riserve, come Rrahmani, Lobotka e Petagna. Un inizio soft, come tantissime altre squadre in giro per l’Europa, dovute ad Euro 2020, alla Coppa America e alla meno quotata Gold Cup, che al Napoli è già costato il lungo e grave infortunio di Lozano.

In questi giorni sono già montate diverse polemiche contro la squadra di De Laurentiis, dalle problematiche dello sponsor tecnico, al mercato, al budget dichiaratamente ridotto, passando per il rinnovo di Insigne e le assenze dei big. Molte di queste sembrano, dopo un’attenta analisi, inutili, sterili e tossiche per l’ambiente, con pochi punti sui quali la società, però, dovrà davvero lavorare tanto per fare bene.

 

LE PROBLEMATICHE: RIDUZIONE DEI COSTI E IL RINNOVO DI INSIGNE

Dopo quindici anni di grande e costante crescita, sia a livello sportivo – si è partiti dalla Serie C per arrivare a 12 qualificazioni europee consecutive – che finanziario, la società ha dichiarato di dover operare un ridimensionato. Il monte ingaggi e il valore della rosa sono cresciuti enormemente negli ultimi 8 anni. Lo stesso De Laurentiis ha spiegato che la mancata qualificazione per due stagioni di fila alla Champions League e la pandemia non rendono al momento sostenibile il monte ingaggi che sfonda il muro dei 156 milioni di euro annui. Per questo, con grande trasparenza, il proprietario degli azzurri ha spiegato che nessuno è incedibile davanti alla giusta offerta, ma ovviamente nessuno sarà svenduto. Da qui anche le grane rinnovi, in particolare quella di capitan Insigne.

Lorenzo Insigne è praticamente l’unico vero prodotto del vivaio del Napoli made in De Laurentiis che è arrivato ai vertici del calcio nazionale ed internazionale. E’ il capitano della squadra e fra i giocatori sia più forti tecnicamente, se non il più forte, che fra i più carismatici. Dulcis in fundo, Insigne è nato a Frattamaggiore, piccolo comune in provincia di Napoli. L’attaccante ha ancora un anno di contratto con il Napoli dopo le 9 stagioni già disputate in azzurro e a 30 anni, dopo la miglior stagione della sua vita fra club e Nazionale, vuole firmare il contratto più importante della sua carriera, sia a livello economico che sportivo. Le prospettive, però, sono esattamente opposte. Vista la questione riduzione dei costi, la società gli propone un rinnovo al ribasso rispetto alla cifra che oggi percepisce, mentre lui e il suo entourage chiedono un aumento. La possibile cessione di diversi campioni con la sostituzione di giovani più acerbi ed inesperti farebbe tramontare ancora di più qualsiasi rincorsa allo Scudetto, di fatto l’obiettivo dichiarato è il ritorno in Champions. La telenovela è appena cominciata, visto che Insigne ha concluso l’europeo solo da pochi giorni e durante la manifestazione i contatti sono stati quasi nulli, anche se di parole pubbliche in merito già ne sono state dette tante. Oggettivamente il vero colpo di mercato, spending review a parte, dovrebbe essere questo. Vedremo, Insigne a Napoli potrebbe costruire una carriera simile a quella di Totti a Roma con questo rinnovo.

L’INUTILE QUESTIONE DELLE MAGLIE

Altra questione in casa azzurra è quella delle maglie, anzi, dello sponsor tecnico. Dopo mesi di voci indiscriminate, nelle quali si è passati dalle campane Legea e Givova, passando poi alle internazionali Adidas e Puma, il Napoli ha virato su una scelta controcorrente: maglie autoprodotte. Il club di De Laurentiis ha infatti deciso di produrre da se il materiale tecnico, che verrà disegnato, specifichiamo, solo disegnato dall’italiana EA7 - marchio già noto nel mondo dello sport - ma prodotte e distribuite in totale autonomia dalla società azzurra. L’operazione è abbastanza nuova e sperimentale, solo la Roma anni fa ha provato a fare una cosa simile, tornando dopo un anno al classico sponsor tecnico. La scelta, che dal punto di vista economico potrebbe anche portare a dei vantaggi, può sicuramente essere interessante, una mossa nuova nel calcio, ma che va organizzata bene e il problema è proprio questo. Il Napoli ha operato questa scelta fra metà e fine aprile, per poi essere ufficializzata da De Laurentiis in persona il 30 giugno. Troppo poco tempo. Il campionato partirà il 21 o 22 agosto, il Napoli è in ritiro da ieri, 15 luglio. Alla fine, come era trapelato su stampa e social, il Napoli è arrivato a Dimaro senza nulla, ripiegando su due scelte: utilizzo di vecchi materiale Kappa della scorsa stagione e materiale da allenamento acquistato senza alcun accordo di sponsorizzazione dalla Zeus, azienda campana nota nelle serie minori, anche in Serie B, come sponsor tecnico. Proprio oggi tramite la radio ufficiale è stato reso noto che tutto il nuovo materiale tecnico sarà disponibile il 20 agosto, quindi uno o due giorni prima dell’esordio in Campionato. L’idea di base è buona, almeno da tentare, De Laurentiis non si lancerebbe in imprese simili senza pensare di guadagnarci qualcosa, EA7 è comunque sinonimo di bellezza estetica, qualità e affidabilità. La curiosità e l’attesa potrebbe rendere questo prodotto ancora più vincente di quelli precedenti. Pensate al discorso della PS5 oggi quasi introvabile, cosa che in realtà ha fatto schizzare le richieste. In fondo è una vecchia mossa del mercato quella di aumentare la domanda aumentando il desiderio e la rarità di poterlo soddisfare attraverso l’introvabilità del prodotto, ma qui siamo ad un discorso diverso, visto che ad oggi il prodotto sembra non esistere. Peccato per i tempi, che a Dimaro si sia arrivati senza nulla di nuovo, considerando i soli dieci giorni di ritiro e il tipo di squadra in esso presente, non è nemmeno un dramma, ma che si rischi di non poter vendere nulla prima delle ultime 48 dallo start della Serie A è comunque un po’ rischioso, anche se poi ci si potrebbe rifare in corso d’opera. Vedremo. Sicuramente è inutile la polemica sterile che molti stanno montando. Il merchandising per un club di calcio è fondamentale, viste anche le problematiche economiche attuali, ma non è sicuramente questo quello che rende una squadra più o meno forte sul campo. Se la rosa di Spalletti rimarrà più o meno la stessa sicuramente i giocatori non faranno peggio in base al tipo di maglia con la quale si allenano e giocano.

DA SPALLETTI ALLA ROSA, POCHE RIVALI GIA’ SUPERIORI E PIU’ PRONTE

Nel Napoli ci sono però anche tante cose che già funzionano. La prima è sicuramente Luciano Spalletti, tecnico nuovo ma esperto, sia di calcio che di grandi piazze. Vincente, pur non avendo mai vinto un Campionato in Italia, è il vero colpo di mercato e valore aggiunto. Conoscitore esperto di moduli come il 4-3-3 e l 4-2-3-1, abiti perfetti per il Napoli, se la rosa non verrà stravolta dalle cessioni a livello tecnico tutto potrebbe filare liscio e finalmente si potrebbe aprire quel ciclo che dopo Sarri non è mai davvero ricominciato. Inoltre, facendo un giusto confronto con le altre grandi – Juventus, Inter, Milan, Atalanta, Roma, Lazio – hanno tutte cambiato guida tecnica tranne l’Atalanta e Milan e nessuna può essere certo di aver messo il progetto tecnico in banca, nonostante i grandi nomi assunti, ai quali Spalletti ha poco da invidiare.

Passando alla rosa, tenendo per un attimo da parte quelle parole di De Laurentiis: “Nessuno è incedibile” la rosa resta di ottimo spessore. Con Ancelotti al primo anno questa squadra, forse all’epoca anche più debole, arrivò seconda. Nell’anno dell’avvicendamento fra l’attuale tecnico del Real è Gattuso vinse la Coppa Italia. Lo scorso anno è arrivata quinta, vero, ma ad una manciata di punti persino dal secondo posto, che poteva essere raggiunto nelle ultime giornate. Tutto starà al mercato. Al momento nessuno sembra davvero in partenza - offerte all’orizzonte non ce ne sono - e la società si sta già muovendo su nomi non di primo piano, ma utili alla causa per allungare la panchina. Il colpo ad effetto sarebbe Emerson Palmieri, anche se resta difficile. Oggi si parla di due profili molto interessanti del Cagliari, Nandez e Lykogiannis, ma si vedrà. E’ prestissimo e nessuno compra al momento. Infatti, facendo un confronto con le altre big quasi nessuna è messa meglio. La Juventus è fermissima, avendo di fatto confermato tutta la rosa. La stessa nuova dirigenza ha spiegato come sarà fondamentale far crescere un parco giocatori che negli ultimi 2-3 anni è cambiato molto con ingenti spese, che ad oggi non hanno reso. L’Inter ha ceduto uno dei suoi uomini di punta, Hakimi, ed è in recessione palese e dichiarata. La società nerazzurra dovrà chiudere il mercato con un più 70 al computo finale fra entrate e uscite e, possibilmente, una diminuzione del costo del lavoro del 10-20%. Ad oggi nessun big è incedibile, anzi, forse un altro addio potrebbe essere fondamentale e i rincalzi non saranno alla pari, basti pensare che un probabile sostituto di Hakimi potrebbe essere Zappacosta. A questo va aggiunto l’addio di Conte, proprio per i motivi economici, sostituito da Simone Inzaghi, che ha sulle spalle un enorme peso e responsabilità. Al Milan, tornato in Champions dopo anni, ci si esalta per l’arrivo del trentaquattrenne Giroud,  ma perde a zero Donnarumma e Cahlanoglu. La Lazio riprende Felipe Anderson, da anni il fantasma di se stesso, entrando in rottura con Luis Alberto. La Roma, per sua stessa ammissione, è un progetto a lungo termine e non per vincere subito. In porta acquista Rui Patricio, che forse sta suscitando più entusiasmo del dovuto. Per sostituire Spinazzola sarà necessario uno sforzo economico poco gradito, per il resto tutto fermo. Come oramai capita da qualche anno, l’unica in salute sembra l’Atalanta, che di fatto mette a segno il primo vero colpo di questo calciomercato, fra l’altro rapidissimo, Juan Musso dall’Udinese. Facendo di fatto un’ulteriore crescita della rosa. Anche i nomi che la società sta trattando sono interessanti, ovviamente resta da vedere se tutti i top resteranno. Anche qui però offerte all’orizzonte non ci sono, visto che il mercato è bloccato un po’ per tutte a causa degli ultimi due anni difficili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta

Top