Cultura & Società

Corriere del Mattino

FINISTERRAE PLUS - Esercizio d’arte, politica e di derive culturali

di Aldo Colucciello 30/11/2019 17:00

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FINISTERRAE PLUS - Esercizio d’arte, politica e di derive culturali

Aldo Colucciello / Rosanna De Cicco

L’onda, vuota, si rompe sulla punta, a Finisterre

Eugenio Montale[1]

 Ogni popolo, ogni uomo ha il proprio confine e deve confrontarsi con un limite il Finisterrae, un punto posto tra il mitico ed il reale e che indica la fine delle convinzioni e l’inizio di qualcosa di inesplorato. Finis Terrae può essere tradotto letteralmente con l’espressione ai limiti della terra e diventa una metafora che indica l’esplorazione di storie poste sulla frontiera dell’animo umano. La nostra indagine vuole indagare queste zone liminari per cercare nuovi accessi e strumenti di lettura per registrare impercettibili movimenti del conscio e del sub-conscio. Iniziamo con passaggi, condivisioni, scambi che gli artista attraverso il pensiero, la materia e la forma vengono a condividere con i fruitori delle loro opere. Ma realmente l’artista necessita di condividere o l’arte vive di vita propria? Questo desiderio è un’arma che dovrebbe sconfiggere le volgarità contemplative dell’uomo-fruitore che diventa l’artefice dei mutamenti. Sognamo l’arte, viviamola come stupore, come la meraviglia del naufrago nel momento del risveglio e della presa di coscienza di essere ancora vivo e così l’ingegno dell’artista costruisce la nuova deriva e consente la comunicazione in un nuovo linguaggio totale che si perpetua e si rinnova ad ogni sguardo ed è solo in quel momento che l’occhio esterno, l’occhio del fruitore contemplativo, viene attraversato da uno stato estasi e che fa si che si palesi la conoscenza che, ci permette di conoscere il mondo come illusione e che ci fa dire: nel mondo,ma non del mondo.

Ma quali sono i confine dell’animo di un artista? Tutti siamo tentati nella certezza che varcare le Colonne d’Ercole della consuetudine ci permetta di scrutare l’ignoto che dobbiamo vivere come un esercizio di vitale importanza, al fine di gettare ponti verso un nuovo garbo ed una nuova conoscenza.

Questo scambio porta con se una forma rituale, spesso non visibile, tra la serenità conquistatrice della comunicazione sociale e la turbolenza del gesto artistico. La fruizione di un’opera d’arte è un rito di passaggio dove l’artista opera come un vate per creare varchi comunicativi e di condivisione diversificati a più livelli che producono concreti gesti e movimenti. L’arte è fare, una manualità attraverso cui l’artista sperimenta attraverso il gesto il suo rapporto con la materia e con l’energia politica sociale, in un lento processo in divenire. La messa in opera è il contatto con il cosmo ed è il luogo di convergenza del melting pot dove si devono incontrare le frattaglie delle memorie legate al mondo onirico che rappresenta il sogno stesso dell’artista.

Finisterre è uno dei punti più occidentali della Penisola Iberica, non quello più ad occidente ma è carico di significati. È un luogo visitato dai pellegrini che portano a termine il Cammino di Santiago di Compostela e che decidono di prolungare il pellegrinaggio per circa un altro centinaio di chilometri, fino al faro. Qui fin da quando è stato istituita questa forma rituale, la tradizione vuole che i pellegrini compiano un bagno nell'oceano in segno di purificazione, brucino un indumento indossato durante il cammino stesso e infine raccolgano una delle conchiglie che si trovano sulla spiaggia come simbolo dell’avvenuto pellegrinaggio da Roncisvalle. Presso questa località c’è una sorta di pietra miliare che segna chilometro zero del Cammino di Santiago che un valore estremamente simbolico che possiamo leggere come il principio del nulla che è la stessa convinzione, a parer nostro, che ha l’artista nel momento di intraprendere un atto creativo e dove si usa lasciare una pietra come pegno del passaggio come succede in altre circostanze della cristianità o come capita nel mondo del buddhismo tibetano o nella variante mongola con gli ovo.

Così i flussi creativi creano movimenti che immergono i corpi e gli oggetti in nuove derive d’arte, in uno spaccato di linguaggi dove il noi ed il voi si trovano significativamente intrecciati ma allo stesso tempo vivono pensieri autonomi. Grandi forme, piccoli segni, danno vita a concetti articolati che possono tracciare rotte diverse. L’arte vera è quella forma espressiva che ognuno di noi assorbe in maniera inconsapevole ed in maniera dissonante e ne se ne trae stupore, giovamento o genera caos ma sempre e comunque scava nei nostri intimi si fa spazio a volte anche con fare aggressivo, a volte si palesa leggera e ambigua ma mai indifferente. Una collettiva così diventa un luogo d’incontro, una palestra dove artisti provenienti da luoghi e memorie diverse condividono i loro umori ed i loro sentimenti nonché i loro percorsi creativi, con noi condividendo e oltrepassando quella frontiera di emozioni regalandoci un surplus del loro animo.

La bufera di Montale sebbene è da riferirsi alle guerre ha qualcosa dell’atto tragico dell’artista ed è dunque l'attraversamento di un momento epico che affronta chiari e scuri ed è anche “guerra cosmica, di sempre e di tutti”, per questo le opere d’arte si caratterizzano per una apertura vertiginosa che oltrepassa l'epoca stessa della sua creazione. Come Montale i nostri artisti si sono mossi in ampie steppe dove sono stati capaci di mettere assieme il reale e l’allegorico, come il quotidiano ed il tremendo, variando i toni e passando da accenni alti a soluzioni liriche ed eleganti. La bufera è ancora in atto, nuovi lavori attendono i nostri artisti che oggi possiamo gustare nel già fatto, magari spingendoli verso il punto più estremo che in maniera simbolica possiamo eleggere non come il Finisterre della Galizia, ma il vero punto più occidentale del continente euro-asiatico che è Cabo da Roca, non tanto lontano da Lisbona, dove e sita una stele dedicata a Luís de Camões che solitamente viene rappresentato con un armatura a rappresentare lo stato di guerriero, di scopritore e conquistatore di mondi altri, ma con in una mano un libro per la sapienza e nell’altra una penna d’oca a rappresentare la poesia; sul marmo commemorativo è inciso questo motto: aqui onde a terra se acaba e o mar começa.

 

[1] Le 15 liriche di Finisterre, pubblicate da Eugenio Montale in Svizzera come "libriccino" autonomo, poi sono confluite nella prima sezione de: La bufera e altro, di Eugenio Montale  (Autore), Dante Isella (a cura di), Edizioni Einaudi, Torino, 2003.