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Corriere del Mattino

Il finale di Aladin non convince

di Amalia Triggiani 07/07/2020 05:00

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La storia di Aladin è famosa: un ragazzo povero che vive di ciò che ruba con la sua scimmietta. Grazie al suo carisma riuscirà ad attirare l'attenzione della principessa di Agabrah, Jasmine, che travestita camminava tra il suo popolo. Aladin troverà una lampada per la città, all'interno della quale ci sarà il noto genio al quale potrò chiedere tre desideri.
Il film è federe all'originale Disney e moltissime scene sono ricreate a partire dal cartone animato. Nella pellicola ci sono però moltissimi cambiamenti, gran parte dei quali non sono particolarmente piaciuti alla critica. Il finale, non convince.
La fotografia è buia, solo in una sala si può davvero vedere il colore, non sempre saturo e poco brillante. La sfilata del principe Ali, riprodotta esattamente come nella pellicola disneiana, non rende ed è inserita fuori contesto. Le musiche sembrano cori da stadio.
L'approccio ricorda un pò i musical di Las Vegas. La stessa città di Agabrah sembra piccolissima, non c'è mai l'idea di vastità del regno.
L'attrice che interpreta Jasmine è molto brava nel canto. Jasmine è emancipata, ma non è insolente come nel cartone: ha una tigre come animale da compagnia, ma non è mai felina.
Tappeto è espressivo nonostante sia animato.
Jafar è la grande pecca del film: il personaggio è sottratto. Non è carismatico e non ha dialoghi. Il tipo di recitazione esagerata poteva aiutare.
Il Genio, interpretato da Will Smith è un Principe di Bel Air blu.