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Caso Ramsey: un delitto natalizio

L'inspiegabile assassinio di una promettente baby-reginetta di bellezza

Image credit: Behance


Nonostante gli anni passino inesorabilmente uno dei più famosi cold case, ovvero casi irrisolti, resta l’omicidio di una baby-reginetta di concorsi, JonBenét Ramsey, avvenuto il giorno di Natale del “lontano” 1996, a Boulder, in Colorado. Il caso, che non ha mai visto incriminato un colpevole effettivo, ha avuto un decisivo impatto mediatico tanto da essere conosciuto internazionalmente; anche lo stesso Netflix, a distanza di anni, nel 2017, ha deciso infatti di produrne un documentario a riguardo. Il perché di questo impatto è dovuto non solo alla giovanissima età della vittima, che all’epoca aveva solo 6 anni, ma anche e soprattutto alle modalità del ritrovamento del cadavere e all’inconcludente ricostruzione dei fatti. Il giorno di Santo Stefano del 1996, partì una chiamata al 911 proveniente dalla casa del benestante John Bennett Ramsey, imprenditore di un’importante società di servizi informatici e pertanto dall’elevato status sociale; al telefono era Patricia Ann Paugh, detta "Patsy", moglie di John Bennett Ramsey. La donna, in preda al panico, denunciò alle 5.52 del mattino il ritrovamento presso la propria abitazione di una lettera di riscatto da presunti rapitori che richiedevano un’ingente somma alla famiglia per il rilascio della figlia minore, la piccola e prodigiosa JonBenét, scomparsa la notte tra il 25 ed il 26 dicembre 1996 dal letto della sua cameretta. Il gelo del clima natalizio sembrò appropriarsi anche degli interni dell’abitazione, dove i minuti, e poi le ore, di ricerca divennero interminabili. Il tutto si fermò al momento del ritrovamento del corpo della bambina, macabramente nascosto nel seminterrato dei Ramsey. La ricerca assunse pertanto i risvolti più inaspettati, ed il caso divenne così complicato da restare irrisolto, non senza aver prima fatto sì che si dubitasse dell’intera famiglia: del padre, come probabile molestatore della figlia, della madre, forse in preda ad un attacco d’ira nei confronti della bambina colpevole di aver bagnato il suo lettino quella notte come spesso accadeva, e del fratello maggiore, Burke Ramsey, eternamente offuscato ed emarginato a causa della bellezza e della bravura della sorella minore. Nonostante non si sia ancora riusciti a stabilire cosa sia effettivamente successo quella fatidica notte e nonostante i vari sviluppi e i nuovi risvolti, anche attuali, vigono varie ricostruzioni: la famiglia, al ritorno verso le 22.00 da una cena di Natale fuori casa, si sarebbe accinta presso la propria abitazione. Mandati i bambini a dormire, i genitori avrebbero provveduto alla preparazione delle valigie per il viaggio che avrebbero intrapreso tutti insieme il giorno dopo. Infine anche loro sarebbero andati a dormire. La mattina dopo Patsy avrebbe ritrovato la lettera sulle scale che collegavano le camere con la cucina, quello stesso foglio che gli inquirenti affermeranno essere stato strappato da uno dei quaderni stessi di Patsy. In seguito alla chiamata al 911, da cui è stata intercettata una strana conversazione tra Patsy e Burke, tutti i familiari e gli amici di famiglia si sarebbero recati verso la casa, falsando e alterando il posto che ovviamente non era ancora divenuta luogo del delitto, non presentando infatti alcun segno di effrazione. In seguito il corpo sarebbe stato ritrovato dal signor Ramsey presso un’area della casa difficile da raggiungere per gli estranei, a detta di una ex domestica, ovvero il seminterrato, che presentava solo una finestra aperta perché rottasi precedentemente al fatto. Il corpo della piccola mostrava una profonda frattura alla testa, segni di strangolamento e di molestie sessuali, abrasioni da trasporto e del nastro adesivo applicato sulla bocca. L’oggetto che aveva causato la massiccia frattura al cranio sembrava essere appartenente al tavolo della cucina, dove si ipotizzò la bambina la sera prima avesse sostato per una merenda notturna a base di ananas, ritrovato nel suo stomaco a seguito dell’autopsia, ma alimento che i genitori non ricordavano di averle somministrato ma che venne ritrovato sul tavolo con rilevate la impronte del fratello Burke. Sul corpo della bambina però vennero ritrovate tracce di DNA che permisero ai familiari di essere scagionati, grazie quindi alla ricerca di un individuo estraneo alla famiglia. Il colpevole non è ancora stato individuato né tantomeno consegnato alla giustizia, pertanto potrebbe aggirarsi ancora a piede libero tra le strade del Colorado, o forse anche in mezzo a noi.

 

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