Il Lusso nella Storia

Il Lusso nella Storia

Le Leges Sumptuariae (dal latino Sumptus, Spesa) sono dispositivi legislativi, emanati sin dall'epoca dell'antichità classica romana, intesi sia a limitare le spese voluttuarie e di lusso nella moda tanto maschile quanto femminile, sia a disciplinare i costumi morali e la vita quotidiana, che ad obbligare certi gruppi sociali ad indossare determinati segni distintivi di riconoscimento: lo scrittore milanese Carlo Cattaneo le ricorda nella sua opera La Città considerata come Principio Ideale delle Istorie Italiane (1858): nella Romanità, tra gli uomini benestanti, da una parte signoreggiava l'accumulazione di capitale, mentre dall'altra troneggiava la gara del lusso della dispersione: le leggi suntuarie, alla fine, regolarono tale dissidio, attraverso pesanti multe.

Le Leggi Suntuarie costituiscono un prezioso documento per conoscere sia la fisionomia privato-sociale di un certo individuo vissuto in un preciso momento storico, che la moda di ogni tempo: dapprima colpiti gioielli, acconciature, decorazioni, strascichi e pellicce, tali norme si estesero, col tempo, alla regolamentazione del costo dei drappi, del prezzo della manodopera dei tessitori e dei tintori.

In Italia, le prime Leggi Suntuarie, di cui si abbia notizia certa, sono del 1272 nella Sicilia di Carlo I d'Angiò: a chi disobbediva, soprattutto le donne, oltre ad essere inflitta una multa, che poteva essere ingente o lieve a seconda del tipo di trasgressione, veniva vietata l'assoluzione in Chiesa, fatto gravissimo per quel tempo.      In Francia, invece, è divenuta celebre la Legge Suntuaria emanata da Filippo IV il Bello nel 1294: proibiva ai borghesi di portare vestiti di colore grigio e costringeva loro di vendere le pellicce se ne avessero avute; alle donne non consentiva più l'uso del carro; permetteva ai duchi, ai conti e ai baroni, che avessero sei mila lire d'entrata, di farsi quattro abiti all'anno; ai prelati consentiva due robe e due cappe all'anno mentre ai cavalieri tre; infine, determinava di che valore dovesse essere il drappo che ogni persona doveva vestire. 

Dal 1500, le Leggi diventarono più dettagliate ed iniziarono a colpire maggiormente le classi popolari chiudendo, invece, un occhio sul lusso dei signori e delle loro corti: non potendo effettivamente arginare il lusso, le Leggi Suntuarie si adeguarono legittimando cose che nei secoli precedenti erano proibite, come alcuni tipi di pelliccia o la moltiplicazione dei gioielli sulle mani e su tutto il corpo. Esse variavano da città a città, con maggiore durezza o tolleranza: la Repubblica Fiorentina, per esempio, promulgò diverse "Leggi sulla Moda", chiamate anche "Tasse sul Lusso", fin dal 1330, per arrivare al 19 ottobre 1546 con la legge "sopra gli ornamenti et abiti degli uomini e delle donne", ed alla riforma del 4 dicembre 1562 “sopra il vestire abiti et ornamenti delle donne ed uomini della città di Firenze”, entrambe emanate da Cosimo I De' Medici contro gli eccessi di ogni genere. Invece, nella ricca Venezia, vi era più clemenza: esistevano guardie delegate al controllo delle disposizioni emesse che, spesso, potevano entrare nelle case o raccogliere denunce premiando il denunciante. Le reazioni delle donne, bersaglio preferito dei Legislatori, furono a volte di esplicita protesta, a volte di furbi accomodamenti come quando nascondevano lo strascico con spille per poi scioglierlo alla prima occasione favorevole. Tra le leggi più discriminanti vi erano quelle che colpivano gli Ebrei, i quali erano obbligati a portare un cappello a punta oppure un contrassegno colorato sul braccio, e le prostitute, cui era vietato lo sfoggio troppo vistoso o cui era obbligato indossare abiti di determinati colori per essere riconosciute da tutti. In seguito, anche a coloro che furono giudicati eretici si fece indossare un abito penitenziale, solitamente giallo.

Nonostante la loro severità, le Leggi Suntuarie si dimostrarono di scarsa efficacia ed, alla fine del Settecento, non c'erano quasi più: nel 1789, in Francia, alla vigilia della Rivoluzione, i Borghesi si presentarono all'apertura degli Stati Generali in abito nero e cravatta bianca, indumenti che erano stati loro imposti per umiliarli; invece, l'Aristocrazia era addobbata con estremo sfarzo. Questo drammatico contrasto, però, provocò l'effetto opposto: i semplici abiti dei Borghesi diventarono simbolo di pulizia morale e di nuovi ideali.

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