Poppea Sabina e il suo bagno nel Latte d'Asina

Nel XXVIII libro della Storia della Natura, Plinio il Vecchio ci parla di Poppea Sabina in merito agli usi cosmetici ed ai rimedi medici ricavati da prodotti animali quali il latte d'asina: ella faceva immettere il latte, per profilo biochimico simile a quello materno, in ampie vasche bianche, nelle quali si faceva lunghi e rilassanti bagni, all'interno delle sontuose stanze imperiali tra una schiera di schiave al proprio servizio. Tutto ciò è passato alla storia come immagine dello sfarzo, del lusso estremo, dello spreco e della stravaganza.

Poppea, che inaugurò questa noda a Roma, era talmente viziata, oltre ad essere bella ed ambiziosa, che, quando partiva, portava con sé intere mandrie di asini. Molti furono i suoi intrighi affinché divenisse Imperatrice: sposò inizialmente Rufrio Crispino, uomo appartenente all'ordine equestre, e, poi, l'Imperatore Marco Salvio Otone, soltanto per arrivare al suo vero obiettivo che era Nerone, di cui divenne dapprima amante ed in seguito moglie.

Plinio sottolinea sia quanto gli ingredienti per il famoso "Bagno di Poppea" fossero semplici che quanto dovessero essere messi nelle seguenti quantità per ottenere risultati soddisfacenti: 250 grammi di sale (all'epoca misurati con varie ciotole), 100 grammi di bicarbonato di sodio, 5 litri di latte d'asina, 500 grammi di miele, 1 cucchiaio (al tempo calcolato con la grandezza della mano) di petali di rose, 1 bicchiere di olio. Secondo l'Imperatrice romana, per preparare il bagno e regalare morbidezza alla gente, si doveva dapprima riempire la vasca con acqua tiepida (non calda altrimenti i tessuti cutanei ne avrebbero risentito), poi unire all'acqua latte e miele, mescolarli e lasciarli riposare per qualche minuto. In seguito, si dovevano aggiungere e mescere il sale, il bicarbonato di sodio, l'olio e, per ultimi, i petali di rosa i quali dovevano rimanere in superficie per regalare un aspetto piacevole alla vasca da bagno. Bisognava rimanere nell’acqua per almeno 10 minuti, rilassandosi completamente; prima di uscire, le schiave di Poppea le strofinavano per bene tutto il corpo con le mani poiché la pelle doveva entrare a diretto contatto con i principi attivi delle varie sostanze, cosicché poteva trarne il maggior beneficio possibile. Plinio, seguendo la scia del padre della medicina, il medico greco Ippocrate (460-377 a.C.), proponeva il latte per combattere gli avvelenamenti, la febbre (assieme all'argento vivo, al gesso ed alla cerussa), la fatica, le macchie degli occhi (assieme alla cenere di zoccolo d'asino), i denti malfermi, le rughe del viso, le ulcerazioni, l'asma, alcuni problemi ginecologici, i sanguinamenti dal naso, le malattie infettive, le cicatrizzazioni di piaghe.

Infine, lo scrittore pone l'accento anche su Cleopatra, regina dell'Antico Egitto, la quale soleva immergersi nel Latte dell'Asina per mantenere intatta la sua avvenenza e conservare lo splendore della propria pelle. La leggenda narra che occorrevano ben 700 asine per fornirle la quantità di latte necessaria ai suoi bagni di bellezza quotidiani.

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