Dieci opinioni dopo . . . Napoli-Bologna

Dopo il bel pareggio di Liverpool il Napoli è tornato in campo poche ore fa contro il Bologna ed è successo l'impensabile, ovvero è arrivata la sconfitta. Un risultato duro, severo, rocambolesco e inaspettato. Come sempre trovate qui il racconto e il commento della partita.

Invece passiamo adesso a quello che è il senso di questo contenitore, di questa rubrica, ovvero esporre dieci pensieri, opinioni, o come preferite chiamarle, che ci sono venute a caldo dopo la partita.

PARTIAMO . . . 

1 - Il peggio sembrava alle porte, le multe erano partite, la squadra aveva avuto un momento di riflessione, il presidente aveva incontrato i giocatori e le prestazioni erano un minimo migliorate, sino al bel pareggio in casa del Liverpool, seppur arrivato con un'impostazione tattica catenaccio e contropiede. Oggi invece il vero dramma ha inizio, perché dopo sette gare senza vittorie con sei pareggi e una sconfitta arrivata a Roma, il crollo interno con il Bologno nato nei secondi quarantacinque minuti non ha senso, non ha perché, non ha scusanti e apre definitivamente ad una crisi serie, di risultati, gioco e classifica.

2 - Qualcosa era cambiato, nonostante le apparenze. Come già fatto a Liverpool Ancelotti non ha definitivamente annullato il 4-4-2, ma è passato di fatto ad un qualcosa di diverso, forse un ibrido sospeso verso il 4-3-3 o il 3-4-3. Insomma, di fondo il tecnico alla fine ha cercato di cambiare un po' il sistema di gioco, ma i risultati non lo premiano.

3 - I passaggi sbagliati, sì, i passaggi sbagliati. Se c'è una cosa che fa arrabbiare di questa sera è la quantita assurda di tocchi fatti male dal Napoli. Risulta difficile anche darsi un perché su questa cosa, su come si possa fallire così su un fondamentale imprescindibile. Le spiegazioni, che ipotizziamo plausibili, sono due: la mancanza di concentrazione, la confusione tattica in cui questa squadra è caduta che porta a non avere quella sicurezza di andare anche a memoria a cercare un compagno o di fare la scelta migliore.

4 - La sterilità offensiva, anche questa allucinante. Il problema forse più grande o comunque più evidente di questo Napoli è quello di fare gol, di arrivare all'occasione da gol. Impostare l'azione da dietro o ripartire non sono cose che mancano, anzi, spesso il Napoli chiude con una netta superiorità nel possesso palla, ma manca il gol, o meglio, manca il lampo. Le occasioni per gara dall'interno dell'area si contano sulle dita di una mano, spesso si è costretti dopo un lungo ed estenuante possesso a calciare da fuori. Non a caso anche il gol arriva su una conclusione dal limite respinta dal portiere avversario. Se a questo si uniscono errori clamorosi come quelli di Llorente e Mertens nella ripresa, quando capitano occasioni da pochi passi, il gol rischia di diventare davvero una chimera.

5 - Il grosso e noto deficit del centrocampo è un problema serio. Sapevamo da quest'estate che la coperta in mezzo al campo era corta, forse da prima di quest'estate, ma adesso la situazione è drammatica. Ancelotti gioca con almeno 2 dei cinque centrocampisti a disposizione, spesso con tre. Di base non considera Gaetano, nonostante l'estate che lo aveva visto sempre in campo. Da qui un problema enorme che capita quando si deve ruotare un po' per forza o quando manca Allan, come stasera, del quale non si ha nemmeno un lontanissimo doppione.

6 - Collegandoci a quanto detto al punto 4, l'assenza di Milik pesa un macigno. Questo ragazzo è stato criticato, sbeffegiato, messo alla porta da tifosi ed addetti ai lavori, fortunatamente mai dal Napoli, perché alla fine è lui quello che segna, quasi un gol ogni 2 partite statisticamente parlando. Oggi le sue qualità da centravanti in area, che sono sicuramente da affinare, e anche la sua capacità di calciare mancano come l'aria ad una squadra che negli ultimi sedici metri va in apnea. 

7 - Discorso simile a quello di Milik per quanto riguarda Insigne. Questo ragazzo deve subire una partita si e una no continui attacchi e costanti offese, semplicemente perché indossa la maglia della squadra della sua città e dovrebbe dare non si sa cosa di più. Così come nella sua ultima presenza sembra uno dei pochi che ha voglia e dà quel qualcosa in più, giocando a tutto campo, facendo a tratti il regista dell'attacco e l'ispiratore della manovra, cercando quella giocata che cambia la serata. Alla fine la trova, con una conclusione non spettacolare ma che almeno centra la porta e mette in difficoltà il portiere falsineo provocando poi il gol di Llorente. Ad avercene di Insigne in questo momento . . .

8 - Capitolo Mertens e Callejon, doloroso ma da affrontare. La riconoscenza verso questi due ragazzi non potrà e non dovrà mai mancare da parte del popolo napoletano, ma anche loro a Napoli, al Napoli e ai napoletani devono tanto e devono assumersi per questo le loro responsabilità. Mertens quando è stato preso era un po' un signor nessuno, Callejon era il dodicesimo uomo scartato da una big. Il Napoli ha avuto il coraggio e l'intuizione di puntare su di loro e metterli al centro del progetto. Loro hanno ricambiato dando tantissimo e non imponendo mai la cessione, venendo però lautamente ripagati dalla società e dal tifo. Oggi se c'è qualcosa che non va, un calo di passione, voglia, attaccamento, bene, ma meglio essere chiari e farsi da parte, anche perché la componente età c'è e come tutte le società di calcio il Napoli non può non prenderla in considerazione. Quindi, se Mertens deve entrare per sbagliare un vero e proprio rigore in movimento che avrebbe forse ribaltato l'intera serata, meglio che non entri. 

9 - La difesa deve essere sempre concentrata allo stesso livello, anche qui risultano inspiegabili alcuni momenti di buio che portano a subire gol rocamboleschi, degni delle rubriche anni Novanta di "Mai dire . . . ". La seconda rete subita è assurda, ma anche la prima nella mancata comunicazione Koulibaly-Ospina, seppur su una situazione difficile. Tutte le gare e tutte le situazioni vanno affrontati con la stessa testa dei novanta minuti di Anfield. 

10 - Capitolo Ancelotti. Qui forse servirebbe un intero pezzo che, chissà, forse arriverà. Chi scrivre ha dato un credito immenso a questo tecnico perché quello che aveva fatto dovunque era inoppugnabile, anche gli anni della Juve, se consideriamo lo Scudetto perso clamorosamente a Perugia, non potevano non dare un'opinione positiva. Così come quei dati erano insovvertibili e incriticabili, oggi non si può non criticare un anno solare del Napoli buio come pochi, forse uno dei peggiori, se non il peggiore, dell'era De Laurentiis. I problemi saranno tanti, la società non avrà fatto tutto gli sforzi che poteva e promessi, in campo ci vanno i giocatori, ma di molto altro deve risponderne per forza anche lui. Perché questo gruppo si è sfaldato? Perché non si riesce a trovare l'abito tattico giusto che possa esaltare tutte le grandi qualità di molti dei giocatori a disposizione. Molte scelte come Lozano per tante gare punta, spesso addirittura prima punta, Insigne esterno di sinistra  a centrocampo, Ruiz senza un ruolo fisso e stabile che lo esalti, nonostanta quello che fa in Nazionale e via discorrendo. Anche una scelta come quella di Gaetano resta incomprensibile. Questo ragazzo è stato usato con costanza per tutto il precampionato, anche per le tante assenze e gli arrivi in ritardo, lo tieni e non lo mandi in prestito, e poi? Non lo fai mai giocare? Che senso ha? Come può aiutare non solo la squadra, ma anche la crescita di un ragazzo che sulla carta è un valore anche economico per la società? Da oggi risulta anche normale pensare che la stessa società stia anche riflettendo sul futuro di questo tecnico a Napoli, perché ad oggi sembra difficile anche arrivare in Europa League quando l'obiettivo era il secondo posto. Bravo o non bravo, voglioso di vincere o solo di fare soldi, questa situazione non può piacere a prescindere nemmeno al presidente De Laurentiis.