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Lettera a Matteo Salvini

di Redazione 05/06/2020 08:27

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Pubblichiamo questa lettera ricevuta in redazione stamattina: 

Caro Matteo,
Mi chiamo Antonio Ricciardi ed ho aderito alla Lega con passione e convinzione! Ho sostenuto il Partito dalle politiche 2018, avendo compreso l'importanza di schierarmi a sostegno di una causa che all'epoca, anche se solo due anni fa, sembrava impossibile dalle mie parti. Con determinazione ho prestato militanza e abnegazione nella Lega ad Avellino, subendo i rancori (e gli insulti!) dei tanti che non hanno ancora capito il male profondo che le vecchie classi dirigenti, ancorché meridionali, hanno fatto alla mia terra e al Mezzogiorno.

Nel 2019, dopo aver partecipato a tutti gli eventi e riunioni, ho avuto la responsabilità di ricoprire il ruolo di dirigente provinciale della Lega Salvini Premier, e sono stato incaricato, con nomina del preposto Ufficio Nazionale, di occuparmi del tesseramento in provincia di Avellino. Per me è stata una grande soddisfazione, un riconoscimento che ho interpretato come un ulteriore e doveroso impegno per il Partito e per la nostra causa.

Da qualche mese sono stato rimosso senza alcuna spiegazione. Ho subito, anche, l'esclusione dalla chat della Lega e non sono stato più informato, in alcun modo, della attività politica del Partito; senza darmi nessun motivo, né offrirmi la possibilità di controargomentare eventuali addebiti, il commissario provinciale mi ha sostanzialmente escluso.

Se il mio fosse un singolo caso isolato, ci sarebbe da pensare ad una mia colpa, tanto grave da non meritare neanche un accenno di motivazione; così non è, purtroppo: posso citare, ad esempio, il caso del dott. Massimo Bimonte, dirigente provinciale all’Organizzazione, esautorato dal suo ruolo, come me, senza alcuna spiegazione. Stesso discorso per altri dirigenti provinciali, per molti responsabili territoriali, consiglieri comunali o riferimenti politici, allontanati o marginalizzati senza neanche quel minimo di motivazione che l'educazione, prima ancora che la prassi di una comunità politica, dovrebbe imporre.

Oggi, come mi risulta, il ruolo che io ho svolto per mesi, viene svolto da un'altra persona che, evidentemente, gode di tanto credito da parte del nuovo commissario provinciale, da aver avuto incarico di curare sia il tesseramento che la Organizzazione interna, e cioè di essere il detentore delle regole, della disciplina e della stessa cittadinanza interna alla Lega irpina. Evidentemente, questo nuovo dirigente, sarà stato ritenuto più valido e probabilmente più pedissequo alla ortodossia del nuovo commissario; non resta che prenderne atto e finanche formulargli auguri e congratulazioni. Tuttavia ciò non spiega perché in tanti, siamo stati non solo deposti dai precedenti ruoli, ma anche allontanati, liquidati, definitivamente esclusi.

Credo, sinceramente, sia ingiusto e mortificante, dopo essersi spesi tanto per la Lega, Partito cui, comunque, restiamo iscritti con profondo convincimento.

Anche questa tua visita è stata organizzata in un clima di gestione privatistica: un evento di tale portata, come la tua presenza in città, sarebbe dovuto essere la festa di tutti i cuori leghisti d'Irpinia, per ritrovarci insieme a te, pur rispettando i distanziamenti, e rilanciare sul campo la nostra azione politica quotidiana, in un momento così difficile per l'intero Paese e che tiene in affanno la nostra economia.

Mi sembra invece che la tua autorevole presenza sia utilizzata solo per legittimare un "cerchio magico" che orbita intorno al commissario provinciale, con il pretesto di inaugurare un appartamentino preso in affitto per farne la segreteria politica di qualcuno e non la casa della nostra Comunità umana e politica. Personalmente non ho avuto mai il piacere di vedere questa sede, aperta da prima dell'emergenza covid, poiché mai vi si sono tenute riunioni della base ma solo incontri ristretti di poche persone, quelle che oggi ritengono di "possedere" la Lega in Provincia.

Mi perdonerai, spero, se con questa lettera abbia, forse, detto qualcosa sopra le righe, ma ti assicuro che il malessere che vivo non è solo mio, ma vibra negli animi di tanti leghisti, espressioni di radicamento territoriale ed anche eletti negli Enti, che sono delusi e increduli dalla attuale gestione del commissario.

Il sen. Pasquale Pepe è sicuramente un parlamentare di prim'ordine, che peraltro interviene sempre con spessore e caratura nel dibattito d'aula, tuttavia, evidentemente, mi sento di dire, assumendomene la responsabilità, che fino ad oggi ha interpretato il suo ruolo di commissario più per escludere che per includere, e ciò comporta, senza dubbio, ripercussioni negative nel nostro mondo, che è fatto di accorata passione e di sincera partecipazione.

Ti saluto e spero che la vita mi dia l'opportunità di dirti di persona quanto ti ho solo accennato in questa lettera, perché non c'è cosa più triste della delusione che prova chi è impossibilitato ad offrire sè stesso ad una causa nella quale crede.