Corriere della Campania Cultura e Società

Cicerone, l’uomo dai mille volti

Il più grande oratore di tutti i tempi, homo novus che per primo nella sua famiglia diventa, inevitabilmente ed indiscutibilmente, un politico, ma anche ecletticamente un filosofo e, soprattutto, colui che è innanzi tutto uomo, imbevuto di humanitas! Si tratta, naturalmente, dell’arpinate Marco Tullio Cicerone (106 a.C., Arpino, provincia di Frosinone), figlio di una famiglia equestre, allievo di Quinto Ortensio Ortàlo, (illustre esponente dell’Asianesimo), amico di Tito Pomponio Attico, uno dei maggiori eruditi dell’epoca. Si forma con dei viaggi importanti, prima studiando retorica a Roma (caput mundi, si trasferiscono tutti lì, cfr. Ennio), poi, filosofia in Grecia ed in particolar modo a Rodi (Dodecaneso= un arcipelago della Grecia tra Asia Minore e Creta, fatto di 12 isole). A partire dal 75 a. C intraprende una brillante carriera politica che lo porterà a percorrere tutte le tappe del cursus honorum. La prima è la questura in Sicilia, dove i siciliani gli affidano l’accusa di Verre, un governatore rapace. Cicerone riesce a farlo con grande successo, fino a vincere contro Verre e comincia, così, a delinearsi la sua fama di grande oratore. In seguito è edile (69 a. C.), pretore urbano (66 a. C.), console (63 a. C.). Durante il consolato si distingue per aver sventato la Congiura di Catilina, un tale che voleva attuare un colpo di stato. Viene, per questo, proclamato padre della patria. Tuttavia, commette l’errore di far condannare a morte i congiurati, senza fare richiesta di appello al popolo, come previsto dalla legge, così viene esiliato nel 58 a. C. Ritorna a Roma già un anno dopo, nel 57 a. C. , ma è costretto ad allontanarsi dalla scena politica, dominata da Cesare. Tra drammi pubblici e privati, si rifugia negli studi filosofici nella villa a Tuscolo. (Intanto, nel 60 a. C. vi era stato il primo triumvirato tra Cesare, Pompeo e Crasso). Quando nel 49 a. C. scoppia la Guerra Civile, a malincuore è costretto ad allearsi con Pompeo, attenderà, poi, il perdono di Cesare. Dopo il cesaricidio del 44 a. C. Cicerone torna ad avere in politica un ruolo di primo piano, come difensore delle libertà repubblicane, ma commette l’errore di attaccare in modo molto forte l’erede di Cesare, Marco Antonio, con le Filippiche, veementi orazioni. Antonio lo inserisce, così, nelle liste di proscrizione e lo fa uccidere nel 43 a. C. È la fine di un gigante stratosferico: il leader degli oligarchici, nonché l’autore più classico della latinità, in quanto produttore del latino più perfetto mai scritto in prosa, della quale tocca tutti i generi. È il più grande propulsore e diffusore dell’antico ideale greco di humanitas del Circolo degli Scipioni. Cicerone ha il grande merito di averlo rielaborato e reinterpretato in chiave latina nel mondo romano, quale profonda valorizzazione della cultura come aspetto formativo dell’uomo. In esso è insito un senso politico, quale auspicabile risvolto pratico, ma anche una connotazione estetica, come senso del decoro, cortesia, gentilezza dei modi. È la superiore dignità dell’uomo rispetto agli altri esseri viventi: la natura umana è comune a tutti gli uomini. Ne derivano due doveri morali di grande attualità: rispettare i nostri simili e contribuire al progresso della collettività.

 Sicuramente uno dei volti più imponenti ed autorevoli di Cicerone, è quello dell’oratore. È autore, infatti, di 106 orazioni. Cosa significa essere un oratore per Cicerone? Certamente, parlare bene, ma ancora prima, pensare bene e agire bene, ovvero, essere al servizio dello Stato. Nonostante, l’eloquenza si fosse sviluppata a Roma, tra II e I secolo a. C., soprattutto, secondo i due filoni contrapposti di asianesimo (asimmetria, ampollosità e magniloquenza) e atticismo (equilibrio, sobrietà e misura, secondo l’esempio degli ateniesi del IV a. C., Lisia ed Isocrate), Cicerone elaborerà, invece, uno stile oratorio del tutto personale, molto incalzante ed efficace. Egli concilia le tendenze opposte, fino a superare le dispute e il suo modello è il greco Demostene. Tra le orazioni più famose, che hanno profondamente segnato la sua vita, si ricordano le 2 Verrine (70 a. C.), le 4 Catilinarie (63 a. C.) e le 14 Filippiche (43 a. C.). Cicerone non si è limitato a comporre orazioni, ma sull’oratoria ha anche elaborato una preziosissima opera di riflessione teorica, scrivendo una serie di trattati. Tra questi i più famosi sono il De inventione (84 a. C.), il De oratore (55 a. C.) e le Partitiones Oratoriae (54 a. C.).

 La problematica politica fa da sfondo costante alle sue opere. Del resto, il discorso sullo Stato è inevitabile per una mentalità romana. Sapientia= saper vivere in una società; sapiens= colui che sa tradurre il sapere in norme del vivere civile, ovvero il legislatore. Cicerone esalta lo ius naturale, ovvero quel naturale senso di giustizia connaturato in ogni uomo, che trova perfetta applicazione nelle leggi romane. Lo Stato perfetto coincide, infatti, con la Costituzione romana del tempo degli Scipioni. Monarchia, aristocrazia e democrazia degenerano sempre e inevitabilmente nelle loro forme estreme, quali, rispettivamente, tirannide, oligarchia ed oclocrazia. Ne deriva che lo Stato migliore è il regime misto, che Cicerone identifica con la res publica romana: monarchia=consoli; aristocrazia= senato; democrazia= comizi. Le principali opere politiche di Cicerone sono il De Republica e il De legibus. Il filosofo Negli ultimi anni della sua vita, dopo la carriera politica, Cicerone si rifugia nella filosofia, una medicina doloris, ma anche un servizio reso ai concittadini romani, come compimento di un progetto educativo. Vi sono, inoltre, due ragioni private, l’allontanamento dalla scena politica dominata da Cesare; la reazione a due sventure personali, il divorzio dalla moglie Terenzia e la morte della figlia Tullia. Dal punto di vista filosofico Cicerone elabora l’eclettismo, l’arte di scegliere tra varie dottrine gli aspetti più originali e metterli insieme in una nuova e diversa, prendendo il meglio da ogni cosa. Le principali opere filosofiche sono il De Officiis, le Tusculanae Disputationes e il De amicitia.

Cicerone è anche e soprattutto un uomo con virtù e difetti, umane debolezze e pregi, interamente messo a nudo nell’Epistolario: 774 lettere scritte ad amici e parenti. Il primo diario psicologico e autobiografico dell’antichità, nonché un prezioso documento della vita della società romana. È il Cicerone più inedito ed intimo: un periodare più agile e spedito, costrutti presi dal parlato, con uso di termini lessicali greci.

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Corriere della Campania senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente. Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. Per coprire i costi del Corriere della Campania e pagare tutti i collaboratori e per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo. Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana. A breve potrai fare la tua donazione. Grazie

commentA

Leave a reply

Message *

Name *

Email *

advertisement
advertisement