Corriere della Campania Cultura e Società

Dante Alighieri, una penna intinta nell'amore eterno

 

 Una famiglia guelfa della piccola nobiltà di Firenze;studi severi e amicizie importanti (Brunetto Latini, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia) anche e soprattutto con altri poeti stilnovisti;un amore adolescenziale strappato alla vita, ma protrattosi al di là della morte; tracciano l’indelebile profilo di uno dei più grandi autori della letteratura italiana: Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265. Una vena poetica partorita, nutrita e allevata - ma mai annientata - dall’amore per Beatrice, figura storica (Bice Portinari, figlia di Folco Portinari e sposata con Simone de’ Bardi) e sogno letterario, svaniti prematuramente, con la morte di lei, nel 1290. Una crisi profonda, in seguito al luttuoso evento, porta Dante a rifugiarsi negli studi filosofici e religiosi. Tra il 1293 e il 1294 comincia a registrare in una una sorta di “diario adolescenziale” le vicende del suo amore per Beatrice, nasce, così, la sua prima opera: La vita Nuova (= “Vita rinnovata dall’amore”). Si tratta di rime giovanili, commentate da capitoli in prosa, in un’autobiografia della coscienza, incentrata sull’interiorità. Qui, il racconto della prima volta in cui vide Beatrice, all’età di nove anni, e poi, di nuovo, nove (importante numero teologico) anni dopo. In seguito, il resoconto di una visione: Beatrice che gli mangia il cuore. La Vita Nuova è un’esaltazione della perfezione di Beatrice, immagine ideale ed indelebile, anche dopo la morte (di lei), dramma ed evento esemplare che spiega il senso della vita umana= una tensione verso l’eterno, in cui fondamentale è l’amore= uno slancio verso il bene. L’esigenza di conciliare la religiosità del suo tempo con la laicità del mondo cortese, porta Dante ad una spiritualizzazione dell’amore (un primo passo nella presente opera, poi, si approfondisce nella Commedia). Per superare la crisi provocata dalla morte di Beatrice, Dante si dedica anche ad una partecipazione molto intensa alla vita politica fiorentina (dal 1295), culminante nella nomina a Priore, suprema magistratura comunale, nel 1300. Mentre, imperversano gli scontri tra le due fazioni guelfe, i Bianchi (capeggiati dalla famiglia dei Cerchi, più vicini al popolo- e dei quali faceva parte anche Dante) e i Neri (capeggiati dalla famiglia dei Donati cfr. Gemma Donati, moglie di Dante-e più vicini alla classe nobiliare, alla quale si appoggiava pure Bonifacio VIII, per estendere sua autorità su tutta la Toscana), questi ultimi nel 1301 riescono a conquistare il potere con violenza, facendo processare tutti gli avversari politici. Lo stesso Dante viene esiliato per due anni. Incomincia, così, il suo peregrinaggio per l’Italia, alla ricerca di una sistemazione a corte, con grande nostalgia della patria, esorcizzata con l’idea di un necessario distacco dalla corruzione di quel mondo.

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