La novella: il Novellino ed il Decamerone

La novella è un genere letterario che si sviluppa in Italia a partire dal XIII secolo e consiste in una narrazione in prosa ispirata a fatti reali o fantastici con finalità di intrattenimento e di svago. Distinta dal romanzo per la sua brevità, per le esigenze strutturali che da essa derivano, la novella tratteggia e conclude, in poco spazio, una situazione ben compiuta e chiara. La dimensione contenuta, la messa a fuoco di una vicenda singola senza digressioni e la sua costruzione attorno ad un evento “nuovo” o “singolare”, hanno assicurato al genere, nel corso del Medioevo, l’interesse e l’apprezzamento del pubblico borghese. Inoltre, le novelle hanno una propria autonomia: ognuna di esse ha un significato proprio, non precostituito e non necessariamente subordinato a finalità morali o didattiche, che ne favorisce la libera circolazione anche in forma ‘spicciolata’. 

L’opera cardine della letteratura italiana delle origini è il Novellino, nel quale si suole riconoscere la prima codificazione dei caratteri del genere. Lo scritto è adespota e anepigrafa in tutti i manoscritti che l’hanno conservato. Stampato per la prima volta nel 1525 a Bologna, fu intitolato dal curatore, il letterato Carlo Gualteruzzi, Le ciento novelle antiche. Dal canto suo, Vincenzo Borghini, nella sua famosa edizione fiorentina del 1572, preferì chiamarlo Libro di novelle e del bel parlar gentile. Solo a partire dalla ristampa milanese del 1836 fu adottato il titolo di Novellino, già adoperato precedentemente dal Borghini in alcuni suoi scritti. Il largo favore con cui l’opera fu accolta dai contemporanei, ci viene attestato dai numerosi manoscritti, otto dei quali sono giunti fino a noi, e dai ripetuti tentativi di modificarne il testo originario. Il codice più importante è il Panciatichiano 32 della Biblioteca Nazionale di Firenze: vergato nella prima metà del XIV secolo, mutilo nella sua parte finale, è composto di 156 pezzi, fra novelle, sentenze e questioni. Esso è formato da quattro parti distinte: la prima comprende ottanta novelle senza rubriche che hanno parziale riscontro, ma con diverso ordine, nel testo gualteruzziano; la seconda contiene ventisette novelle con le rubriche poste nell’ordine corrispondente al testo del Gualteruzzi; la terza parte presenta un’interpolazione di brani di altri testi, tratti dai Fiori di filosafi e dal Libro di Sidrac, sempre della stessa mano che ha scritto le precedenti novelle; la quarta ed ultima parte include venti novelle di più ampio svolgimento, aggiunte nel corso del XIV secolo. Alcuni testi di questa sezione più tarda sono delle vere e proprie riscritture di altri già presenti nella parte duecentesca della raccolta: si tratta delle novelle V, VII, VIII, XI, XIII, XIV, XV, XVI, XVII.

Invece, lo scritto che, oltre mezzo secolo dopo il Novellino, porta alla perfezione la novella italiana è, com’è noto, il Decameron di Giovanni Boccaccio. L’opera fonde, in modo particolarmente originale, la tradizione del mondo cavalleresco-feudale, i contenuti realistici dei fabliaux, l’estrosità dei lais, gli exempla religiosi e gli elementi fantastici orientali. Della tradizione, l’autore conserva la brevitas e l’intreccio lineare e senza digressioni, arricchendone, però, in modo straordinario le componenti mimetiche e realistiche. Il Decameron si imporrà subito come modello assoluto del genere novellistico, come primo capolavoro della moderna narrativa occidentale e, sia per la forma che per la struttura, sarà imitato fin dalle generazioni immediatamente successive a quella del Boccaccio, da narratori di raccolte anonime in volgare e da novellieri quali Franco Sacchetti (1335-circa 1400), Giovanni Sercambi (1347-1424) e il non meglio identificato Giovanni Fiorentino, autore di una raccolta di novelle intitolata Il Pecorone composta tra gli anni Ottanta e Novanta del Trecento.

Tra questi due pilastri, il Novellino (scritto tra il 1280 e il 1300) da una parte e il Decameron (redatto tra il 1349 e il 1351/1353 e diffuso nei decenni successivi) dall’altra, si fa presente che brulicano numerose novelle dette spicciolate, perché singole, perché anonime e, soprattutto, perché non inserite in una cornice di matrice decameroniana oppure in un’antologia corposa. Si pensi, ad esempio, a la Novella di Cherico di Alessandria, presente nel codice Riccardiano 1103, che presenta un profondo collegamento con la IX novella della Seconda giornata del “centonovelle” boccaccesco.  

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Corriere della Campania senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente. Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. Per coprire i costi del Corriere della Campania e pagare tutti i collaboratori e per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo. Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana. A breve potrai fare la tua donazione. Grazie

commentA

Leave a reply

Message *

Name *

Email *

advertisement
advertisement