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Le Muse: sollevatrici di affanni, ispiratrici di poemi

Si dice ancora oggi che un dato personaggio è stato "musa" di un artista, un regista, un poeta, ha, cioè, ispirato la sua creatività permettendo di portare fuori il suo pensiero e dar vita alla sua arte. Questa era la funzione che le Muse svolgevano nelle antiche Grecia e Roma, funzione che è evidente dalle opere letterarie, che spesso contengono l'invocazione alle Muse come parte costitutiva del poema. Esse venivano invocate per assistere e ispirare il canto che il poeta si apprestava ad intraprendere. Spesso, ma non sempre, la canonica invocazione compariva nei primi versi dei poemi, a volte con l'indicazione generica al plurale Muse, a volte al singolare Musa, altre ancora con il nome proprio della specifica Musa, alla quale era demandato quel determinato genere letterario.

Esiodo, nei primi versi della sua Teogonia, racconta della sua investitura poetica avvenuta proprio attraverso le Muse (in greco Μοῦσαι -moúsai), ci fornisce la loro genealogia e delle indicazioni sul luogo da esse abitato: egli esordisce dicendo: “dalle Muse Eliconie cominciamo a raccontare, le Muse che abitano il grande e sacro monte Elicona e danzano con i piedi delicati intorno alla fonte viola e all’altare dell’onnipotente Cronide (vv. 1-4).” Esiodo afferma che è dalle Muse che egli apprese il canto, poiché fa dire alle Muse “noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero; noi sappiamo quando vogliamo dire la verità (vv. 26-2).”

Proseguendo nel suo canto il poeta racconta che “Mnemosine generò queste unendosi al padre Cronide nella Pieria, signora dei colli di Eleutere, come oblio dei mali e sollievo degli affanni. Infatti, nove notti Zeus sapientissimo si unì a lei salendo sul talamo sacro separato dai mortali; (vv. 54-57)[…] ella generò nove figlie, uguali nell’animo, alle quali il canto arriva al cuore, hanno un animo libero da preoccupazioni (vv. 60-61)”. Quanto dice brevemente viene spiegato meglio nei versi successivi, quando Esiodo afferma che è “beato colui che è amato dalle Muse: dalla sua bocca scorre una dolce voce. Se infatti qualcuno prova angoscia nell’animo sofferente per un dolore recente geme rattristandosi nel cuore, allora l’aedo servo delle Muse celebra la gesta degli uomini antichi e gli dei beati, che abitano l’Olimpo, ecco che quello dimentica le preoccupazioni, né ricorda la sofferenza: subito i doni delle dee lo cambiano (vv. 95-103).”

Apollodoro, nella sua Biblioteca (I 3, 1) narra che Zeus ebbe “da Mnemosine le Muse, per prima Calliope, poi Clio, Melpomene, Euterpe, Erato, Tersicore, Urania, Talia e Polimnia.” Apollodoro racconta di alcune di esse: Calliope unitasi ad Apollo, fu la madre di Lino e Orfeo; Clio si innamorò di Piero, figlio di Magnete, a causa dell’ira di Afrodite, perché la prima le aveva rinfacciato la sua storia d’amore con Adone. Clio generò con Piero Giacinto, che fu per sbaglio ucciso da Apollo. Di Giacinto si era innamorato Tamiri, che osò sfidare le Muse ad una gara di musica, stabilendo che in caso di vittoria le avrebbe possedute tutte, in caso di sconfitte le figlie di Mnemosine avrebbero preso ciò che volevano. Piero fu sconfitto e le Muse lo privarono della cetra e degli occhi. Euterpe si unì al fiume Strimone e da questa unione nacque Reso, ucciso da Diomede a Troia. Da Talia e da Apollo nacquero i Coribanti; Melpomene, invece, generò con Acheloo le Sirene.

Ovidio, nelle Metamorfosi, ricorda le insidie ai loro danni di Pireneo (V vv. 269-293) e della gara che le videro coinvolte con le Pierie, le sorelle che avevano osato sfidarle nel canto: ovviamente, come sempre quando si sfida una divinità, lo sfidante perde e perde anche le proprie caratteristiche fisiche: le Pierie vengono, infatti, trasformate in gazze (V vv. 294-339; 662-678).

Ognuna delle nove sorelle, anche se spesso viene utilizzato il nome generico di "Muse" per invocarle, aveva una specifica area di competenza: Calliope era la musa della poesia epica, Clio era la musa della storia, Euterpe presiedeva alla poesia lirica, Talia alla la commedia, Melpomene tragedia; Tersicore alla danza, Erato alla poesia amorosa, Polimnia al canto sacro ed eroico e, infine, Urania all'astronomia. Le Muse erano conosciute anche con altri nomi: erano dette Aganippidi, dal nome della fonte a loro consacrata, Aonie dall’Aonia, sede dell’Elicona, Ascree epiteto derivato dalla località alle pendici del monte Elicona; Castalidi, nome derivato dalla fonte Castalia a loro sacra; Eliconie perché abitatrici dell’Elicona.

Tuttavia, non tutte le fonti sono concordi sul numero e sul nome delle Muse: secondo Pausania nella Periegesi della Grecia (IX, 29, 1) esse non erano nove, bensì tre: Melete, musa della meditazione, Mneme musa della memoria e Aoide, musa del canto.

Le Muse greche furono assimilate alle Camene romane, ninfe del canto e dell’ispirazione profetica.

I Greci avevano un vasto repertorio di divinità alle quali rivolgersi per veder esaudite le proprie richieste: ogni divinità aveva il suo compito e così anche nel caso delle Muse ogni sorella si occupava di una precisa arte. Oggi il termine “musa” è usato come nome comune, per gli antichi era un nome proprio che designava le sorelle protettrici delle arti, ispiratrici dei poeti e dispensatrici di sollievo dalle sofferenze attraverso le arti alle quali presiedevano.

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