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L’uomo è un animale sociale: l’isolamento ci ha cambiati

Come scrisse il celebre filosofo greco Aristotele “l’uomo è un animale sociale” e per questo è tendenzialmente portato per la propria natura ad aggregarsi insieme ad altri individui, ad instaurare dei rapporti e costituire società, all’interno delle quali poter vivere sempre in rapporto l’uno con l’altro. La socialità risulta quindi essere un’esigenza alla quale l’uomo non può sottrarsi, perché la società rappresenta un riparo, un posto sicuro nel quale chiunque può far valere i propri diritti, quali quello alla vita e all’esistenza. Per definizione il termine società sta a significare: “insieme di individui uniti da rapporti di varia natura, tra i quali si instaurano forme di cooperazione, collaborazione, divisione dei compiti che assicurano la sopravvivenza dell’insieme stesso e dei suoi membri’’.

Sembra quindi quasi scontata, dopo queste premesse, la conclusione che, nel momento in cui viene a mancare un tratto distintivo e fondamentale dell’uomo, quale la socialità, cambia conseguenzialmente l’intera vita e quotidianità di chiunque tra noi. L’emergenza da covid-19, ha letteralmente costretto l’intera popolazione mondiale a cambiare le proprie abitudini e a spezzare quei vincoli fondamentali che legano ogni membro di una società. I rapporti sociali sono stati minati, limitati se non del tutto cancellati in alcuni casi, non è possibile avere alcun tipo di contatto fisico, vietando ogni tipo d’interazione con l’altro, a partire dallo smartworking, fino ad arrivare ad una semplice rimpatriata tra amici. Abbiamo quindi modificato il nostro modo di vivere e di intendere la vita. L’isolamento ci ha inevitabilmente cambiati.

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